12/08/2022
Giorno 46 | Tappa 41
Bandol
Spesso mi viene chiesto il significato di CoddiWomple e oggi mi sembra la giornata adatta per spiegarlo.
CoddiWomple è un termine che si riferisce al desiderio incontenibile di vagabondare ed esplorare il mondo, al di là della destinazione il viaggio stesso diventa la meta.
È un termine particolarmente adatto al viaggio lento, che permette di prestare attenzione ad ogni particolare, assaporare i profumi, i colori, gli scorci autentici di una città e lasciarsi trascinare dagli eventi, senza programmare e senza dire (quasi) mai di no.
Mi pare infatti un ottimo modo di descrivere questo pellegrinaggio: il mio arrivo a Santiago de Compostela non è lo scopo per cui sono partita proprio da casa mia e ho deciso di sobbarcarmi quattro mesi di avventure, ma sarà il momento di ti**re le somme e soprattutto di ringraziare.
Ieri, per esempio, è stata una di quelle giornate che devo alla Provvidenza.
Qualche giorno fa vi ho parlato di Piera, la carissima amica che mi ha ospitata a Sanremo e la cui esperienza di vita mi ha particolarmente ispirata.
Però non vi ho mai svelato cosa riguardasse esattamente questa sua testimonianza.
Potremmo dire che “affidarsi” è la parola chiave del mio Cammino: non è scontato riuscire a dire di sì ad occhi chiusi nella propria quotidianità e lo è ancor meno quando non hai la certezza di dove andrai a dormire la sera.
Piera mi ha dato conforto e rassicurato con una tale serenità e certezza che “Santiago protegge i suoi pellegrini”, che io sono partita carichissima alla volta della Francia.
Ora: il primissimo giorno, a Mentone, ho ricevuto un solo singolo secco no che mi ha allontanata dal tentare nuovamente dal chiedere ospitalità per un’intera settimana.
In quei giorni ho ricacciato le parole di Piera nonostante sapessi di star commettendo un errore; ma era così difficile ascoltarle per via del caldo, la stanchezza, il francese stesso… insomma, ogni scusa è buona quando si tratta di prendere la via apparentemente più facile, finché mi sono sentita di non star più vivendo come una pellegrina ma da turista.
Così ho disdetto la piazzola che avevo prenotato e ho bussato alle porte di una chiesa. Inutile dire che l’accoglienza è stata immediata e completa di vero letto e doccia con addirittura la temperatura dell’acqua regolabile!
Sono passati tre giorni e anche ieri mattina non sapevo dove mi sarei fermata.
La notte precedente ho avuto un incontro ravvicinato con una numerosa famiglia di scarafaggi -con tanto di scarafaggi bimbi e adolescenti- quindi da mezzanotte in poi non ho più chiuso occhio.
M’incammino all’alba e proseguo senza mai fermarmi, in modo da arrivare a destinazione il prima possibile e poter recuperare le energie.
Raggiunta una chiesetta vicinissima al mare mi dedico alla “caccia alla canonica”, attività che voto diventi sport nazionale. In effetti pare io sia oramai un’esperta: il trucco è girare attorno alla chiesa in cerchi sempre più larghi alla ricerca dell’unico campanello senza nome.
Ma a Bandol (così si chiama il paese di oggi) proprio non la trovo; la segretaria al telefono non parla inglese e si scoccia pure quando provo a leggere il testo in francese che mi sono preparata. Fermo qualche passante pregandolo di chiamare per me, ma la metà non è francese o non capisce l’inglese e alcuni di loro mi schifano a priori (cosa che comprendo perché non somiglio più molto a una cosa umana).
Compro del pane, del formaggio Brie e mangio seduta all’ombra di una vecchia quercia. Passano più di due ore in cui lo sconforto regna sovrano; mio padre apprensivo mi manda nomi di campeggi nelle vicinanze in cui potrei recarmi e io valuto se mi conviene di più alzarmi e camminare un’ora col caldo destabilizzante o restare lì ed aspettare che il tempo semplicemente passi.
Ad un tratto riecheggiano nella mia mente le parole di Piera e il mio impegno nell’affidarmi.
Entro in chiesa decisa, mi metto a snocciolare il mio Rosario e nel preciso istante in cui termino con l’ultimo grano entra una signora bionda e io intuisco che mi devo rivolgere proprio a lei.
L’attendo all’entrata e la prego di aiutarmi.
Parla un po’ di inglese e dice che farà il possibile per trovarmi una sistemazione. Telefona in canonica e restano parecchi minuti a parlare; non so bene cosa si siano detti, ma Lorenne è stata davvero parecchio insistente e alla fine mette giù e mi dice: “Non ti preoccupare, non sa ancora come o dove, ma da qualche parte dormirai tranquilla”.
Vorrei piangere, l’abbraccio e resto lì ad aspettare il prete.
Padre Alfred è un ragazzo alto, che non dimostra più di trent’anni e invece ne ha quarantacinque, viene dalla Costa d’Avorio ed è qui solo per una paio di mesi per sostituire il Parroco. Conosce una manciata di parole in inglese e io cerco di rendergli la vita facile parlando il più elementare possibile.
Lui mi dice: “Vieni. Una signora ti verrà a prendere”
Lo seguo.
Mi svela così il mistero della canonica: tra le vecchie case arroccate in cima al paesello, c’è un anonimo edificio anni ‘70 che ospita una serie di noiosi uffici. Entrati nel parcheggio interno bisogna infilarsi camminando lateralmente tra due alte siepi secche e ci si ritrova in un piccolo giardino con l’entrata della casa del don.
Mi siedo nel salottino su una rigida sedia di legno, mi offre una birra e un piatto di riso freddo. Parliamo un po’ e mi racconta di lui, dopodiché lui si mette a lavorare e io colgo l’occasione per aggiornare il mio diario.
Non ho idea di quanto debba aspettare e quasi mi si chiudono gli occhi. Lui se ne accorge e mi offre il divano ma cerco di tenere botta e continuare ad attendere.
Dentro di me spero che, chiunque sia stato così disponibile ad ospitarmi, mi conceda anche di fare una doccia veloce e il minimo di bucato.
Alla fine, dopo cinque ore di attesa, arriva Vanessa.
È una bella donna sulla cinquantina, ha il viso pulito e quello sguardo buono che possono sfoggiare ben poche persone.
Casa sua dista una decina di minuti di macchina.
Mentre guida mi racconta che quando si sposò con Malik desideravano restare nella stessa parrocchia, ma trovare una casa in paese che non richiedesse otto mutui di ristrutturazione, era praticamente impossibile.
Erano dunque giunti alla dolorosa decisione di allontanarsi, ma il loro Parroco, fermissimo, disse loro di no, che si sarebbero dovuti rivolgere a San Giuseppe del Santuario di Cotignac e lui sicuramente li avrebbe aiutati.
Su indicazione del Prete, Vanessa scrisse una lettera molto dettagliata chiedendo ad ognuno della famiglia cosa desiderasse dalla nuova casa. Una voleva il bagno in camera, l’altra la piscina, la terza una stanza cinema e la più grande, poco fiduciosa, decise di mettere alla prova questo “fantomatico Santo” e chiese che ci fossero dei fregi classici a decorare il soffitto.
Passato qualche mese dal pellegrinaggio stavano per perdere le speranze, quando giunse tra le loro mani il numero di un amico del fratello della vicina dello zio di qualcuno, che propose loro una nuova casa non ancora ufficialmente in vendita.
Costava esattamente il loro budget, sfoggiava una camera con bagno privato, la piscina, una sala perfetta per creare un piccolo cinema e -udite, udite- un meraviglioso fregio lungo tutto il salotto che terminava in un incantevole bassorilievo di angeli e decorazioni floreali nella volta dell’arco all’entrata della libreria.
Malik era sbalordito ma Vanessa disse: “Se questa casa ce la manda San Giuseppe, ci sarà un segno che lo confermerà.”
Proseguendo la visita verso la cucina Vanessa vide qualcosa scintillare sul fondo del lavandino e, avvicinandosi, scoprí un ciondolo d’oro, incastratosi nei bordi del lavabo, raffigurante proprio il Santo.
Nel frattempo siamo arrivate, la casa è incredibile. Vanessa mi fa fare la doccia ( mi presta il suo shampoo e -ragazzi attenzione - il balsamo!!) e mi dice “Ora non pensare a niente e fila in piscina”!
Non me lo faccio ripetere due volte (non è vero, praticamente mi deve pregare) e io rimango in ammollo per oltre un’ora.
Verso le 9 torna Malik con Padre Alfred. Facciamo aperitivo e ordiniamo la pizza.
La potremmo chiamare la serata delle testimonianze. Vanessa e Malik hanno una missione: in un mondo dove l’amore già nasce con la data di scadenza, loro cercano di accompagnare e sostenere i giovani sposi, affinché comprendano l’importanza di avere Dio come collante nella loro relazione.
Ci raccontiamo fatti anche molto personali e sento la profonda necessità di parlare ancora con loro, di prosciugarne l’esperienza e farla anche un po’ mia.
Sono stanca per via degli scarafaggi e all’una di notte (tornati anche e figlie con fidanzati e cugini vari) siamo ancora spiaggiati a bordo piscina a parlare e rilassarci.
Il mio programma non è assolutamente quello di fermarmi due giorni: ho davvero sonno, ma non sono mentalmente stanca, solo in ritardo sulla tabella di marcia. Mi sembra di dover scegliere tra il dovere e il piacere, quando mi torna in mente la parola che ho scelto come mantra: CoddiWomple.
Così, come questa famiglia mi ha accolta con amore senza farmi troppe domande, così anche io accolgo l’opportunità di farne parte e conoscerla un po’ di più.
Dormo nella sala cinema (un sogno!!!) e nella giornata di oggi mi dedico alla piscina e un’altra abbondante cena a buffet con amici, parenti e chiacchiere a gogò.
Vanessa e Malik sono due persone con cui ho legato in modo particolare. Mi hanno dato lo stesso amore che riserbano per le loro figlie e l’opportunità di raccontarmi con rispetto e ammirazione. Grazie a loro è nata in me la consapevolezza che non sono più solo alla ricerca della storia degli altri, ma sono io stessa testimone e tenuta a narrare la mia esperienza che forse un giorno sarà di ispirazione per il mio prossimo.
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