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Torno a casa più leggera 🍃Nell’ultimo anno e mezzo mi sono concentrata su tante cose profondamente terrene e materiali. ...
11/08/2026

Torno a casa più leggera 🍃

Nell’ultimo anno e mezzo mi sono concentrata su tante cose profondamente terrene e materiali.
Una casa, denaro, lavori, contabilità, risultati, numeri, contenuti visibili e tangibili, scatoloni, bidoni di colla e cemento.
Ho fatto una fatica enorme e mi sono sentita sull’orlo del collasso mentale.
Tornare in Sardegna dopo 10 anni è meraviglioso, ma ho avuto difficoltà legate a una vita che ho consapevolmente evitato per un lungo tempo.
Però sono stata addestrata a sopravvivere quindi ho spinto l’acceleratore fino al raggiungimento degli obiettivi che mi ero prefissata, ma la mia mente ed il mio corpo, ad un certo punto, hanno urlato STOP.

Nel frattempo ho portato avanti progetti meravigliosi e negli scorsi giorni ho potuto veder sbocciare uno di questi.

Per la prima volta ho tenuto un talk al Intimia Festival
Ho parlato del costo del progresso, di ciò che guadagniamo come società, ma anche di ciò che rischiamo di perdere: il tempo, le relazioni, le culture, il rapporto con la natura, con il corpo, con noi stessi.

E poi c’è stato tutto il resto.
Le persone che ho incontrato, i workshop tenuti da altri facilitatori che mi hanno fatto emozionare, lavorare, commuovere, ridere, urlare, tornare a sentire il mio corpo.
Momenti in cui mi sono sentita completamente presente e cavolo, non so da quanto non succedeva!!
Mi sono resa conto di quanto mi mancasse e quanto mi mancassi io, così.

Allora oggi torno a casa più serena, più libera, più leggera, con l’intenzione di non farmi travolgere di nuovo dalla vita da “adulta”, perché io voglio continuare a giocare e a ballare.

Grata e felice.
Buone vacanze caprette ✨

I ritardi, i viaggi, gli arrivi. Il mio luglio 🌞Il momento in cui mi arrendo alla forza della natura e rinuncio a tutta ...
05/08/2026

I ritardi, i viaggi, gli arrivi.
Il mio luglio 🌞

Il momento in cui mi arrendo alla forza della natura e rinuncio a tutta la frutta di stagione (la mia preferita). 🍒🍑🍐

Lilith esplora il mondo e io imparo ad essere una madre paziente.

Ho pensato che ritornare a muovere il mio corpo in modo costante con 37 gradi dentro casa nelle settimane più calde dell’anno fosse un’ottima idea. 💡

Lentamente riscopro con sorpresa la mia Sardegna, tra comunità tradizionali e nuove realtà affini ai miei valori e alla mia vita in viaggio.

Tornare dopo 10 anni non è semplice, ma sono in buona compagnia ✊🏽
Felicissima di aver conosciuto StreetBooks e potuto ascoltare Giuseppe Bertuccio D’Angelo di persona!

Nonostante il caldo, le coccole non sono mai abbastanza

Ho avuto l’immenso privilegio di ricevere un messaggio forte dall’Universo che mi ha mandato un barbagianni nella notte per ricordarmi qualcosa che stavo dimenticando 🦉✨

Ho avuto il grandissimo onore di proiettare L’Anima dell’Omo da Aurora Coworking, uno spazio creato da giovani locali tornati in Sardegna dopo esperienze di vita all’estero, con l’intenzione di ripopolare questa terra con innovazione e idee piene di valori 🧡
È stato bellissimo

Avere i muratori in casa dalle 6:00, ha anche i suoi benefici

È stato amore a prima vista 🌊

Luna piena direttamente dalla terrazza.
Forte, potente, devastante 🌕

Alla fine, si arriva sempre a destinazione.
La terrazza per il momento è pronta

Sono tornata in uno di quei posti che ti rimette davanti tutte le scelte che hai fatto e ti fa dire “Sì, ne è valsa la pena” 🥹

Il mio concetto di lusso

Ho trascorso qualche giorno con mamma presa da momenti di creatività.
Che sollievo e fortuna sapere di avere geni sani. 🎨

Momenti di estrema semplicità, pieni di commozione.
Amici di vecchia data e nuovissimi incontri.
Un puzzle dolce e prezioso 🌞

Promemoria 📝

Amori forti.
Abbracci che ti fanno sentire a casa anche quando ci sei già.
Ascolto.
Condivisione.
Riconoscersi profondamente.

Che fortuna avervi Veronica Borino ♥️

Sai quelle mattine lente in cui ti svegli e hai voglia di pancake?
Non è tanto per il gusto, ma per quella cosa di mettersi lì, far

21/07/2026

No, non intendo dire che il nostro addio al nubilato derivi da quello Malinké, quello moderno nasce in Europa e si diffonde soprattutto nel Regno Unito intorno agli anni ‘60.

Ma osservando questa preparazione della sposa mi sono chiesta se, in fondo, l’esigenza da cui nascono queste celebrazioni non possa essere, in qualche modo, universale.
Mi riferisco ad accompagnare una persona mentre la sua vita sta cambiando.

Nel matrimonio Malinké la sposa viene preparata dalle donne della famiglia e della comunità.
La lavano con un bagno rituale, decorano mani e piedi con l’henné, la vestono, le consigliano, pregano per lei. Intorno, decine di donne cantano, ballano, suonano le percussioni e portano doni.

Trovo che sia un momento magico e di enorme rarità.
Non si vedono spesso così tante donne riunite semplicemente per celebrare un’altra donna.
Una comunità femminile che crea spazio, musica, sostegno e presenza intorno a chi sta attraversando uno dei passaggi più importanti della propria vita.

Forse ogni cultura ha trovato un modo diverso per dire che nessun grande cambiamento dovrebbe essere affrontato da soli e ancora una volta, emerge come infondo non siamo così diversi.

Non tutti dovrebbero fare questo viaggio.Anzi.Se cerchi una vacanza, probabilmente non ti piacerà.Se hai bisogno di cert...
13/07/2026

Non tutti dovrebbero fare questo viaggio.
Anzi.

Se cerchi una vacanza, probabilmente non ti piacerà.
Se hai bisogno di certezze, di controllare tutto, di sapere sempre cosa succederà domani, questo viaggio potrebbe metterti in difficoltà.
Se pensi di dover tenere saldi i valori che conosci, la tua visione, i tuoi concetti, probabilmente sarà scomodo.
Se cerchi un luogo in cui stare per le tue, seguire le tue abitudini e delimitare i tuoi spazi, magari non sarà sempre possibile.

Ma se, da qualche parte dentro di te, senti che il mondo è molto più di ciò che conosci, se hai voglia di uscire dalla tua bolla per incontrare persone che vivono la vita restando fedeli ai saperi antichi, da cui credi di poter imparare ad ascoltare,
allora forse la Valle dell’Omo ti sta chiamando.

Non tornerai con le calamite da appendere al frigo.
Tornerai con domande, convinzioni che inizieranno a vacillare, con una nuova idea di ricchezza, di tempo, di bellezza, di comunità.
Tornerai pieno di terra rossa e polvere, magari un po’ abbronzat*, ma pieno, pieno di gioia.

Ho deciso di ripetere questo viaggio in compagnia di 10 anime affini in un luogo straordinario.
L’anno scorso è stato un successo immenso che ancora mi porto nel cuore ✨ e sono qui per far ripetere la magia.

Dal 5 al 18 Dicembre 2026.
Torniamo in Etiopia 🧡

Per info e domande scrivetemi in dm

07/07/2026

“Chi è l’uomo sotto la maschera?”
È stata una delle prime domande che ho fatto nel villaggio.

Che domanda stupida.

“È lo spirito di Koma”
Per me era naturale voler sapere chi ci fosse sotto, comprendere se fosse un privilegio tramandato per generazioni, o grazie a qualche forma di prova o illuminazione dell’individuo.
Era normale dare un nome, un volto, un’identità a quella figura.

Per i Malinkè, invece, quella domanda non aveva alcuna importanza, anzi, era superficiale e banale.
Perché in quel momento non esisteva “l’uomo sotto la maschera”, ma la presenza che quella maschera incarnava.

È una differenza sottile, ma enorme.

Noi tendiamo a interpretare queste figure come rappresentazioni, simboli, personaggi, metafore. Continuiamo a separare ciò che vediamo da ciò che crediamo reale.

In molte culture animiste questa separazione non esiste e mi sono resa conto di quanto ogni aspetto della nostra vita sia ritenuto reale, vero solo quando è tangibile, dimostrabile, scientifico.
Non perché la razionalità sia un limite, al contrario, è uno degli strumenti più straordinari che abbiamo, ma cosa succede quando diventa l’unico strumento con cui leggiamo il mondo?

Quando tutto ciò che non possiamo dimostrare viene automaticamente ricondotto al folklore, alla superstizione o alla finzione?

Mi sono resa conto che la domanda più interessante non è “chi c’è sotto la maschera?”, ma perché io senta così tanto il bisogno di saperlo.

19/06/2026

Non è solo delle immagini, dell’aspetto estetico, dei colori che ci innamoriamo in viaggio (e non), perché esistono dei suoni che risvegliano qualcosa.
Nella cultura Malinké della Guinea la musica è ovunque.

La senti arrivare da lontano prima ancora di vedere chi sta suonando, accompagna le cerimonie, i riti di passaggio, le apparizioni delle maschere, le feste e la vita quotidiana.

Questi sono alcuni degli strumenti che ho avuto il grande onore di sentir suonare della tradizione Mandé.

🪘Djembe
Probabilmente il tamburo africano più conosciuto al mondo. È ricavato da un unico tronco scavato e ricoperto da una pelle animale tesa. Grazie alla sua forma a calice può produrre toni molto diversi tra loro, dai bassi profondi ai colpi più acuti.

🥁 Dunun
Sono grandi tamburi cilindrici a doppia pelle, suonati con una bacchetta. Costituiscono la base ritmica dell’ensemble e dialogano continuamente con il djembe, creando strutture ritmiche incredibilmente complesse.

🎶 Balafon
Considerato l’antenato dello xilofono. È formato da lamelle di legno accordate e montate sopra zucche essiccate che funzionano da cassa di risonanza. Il suo suono caldo e vibrante accompagna racconti, danze e celebrazioni.

🪕 Kora
Lo strumento dei griot, è costruita utilizzando una grande zucca tagliata a metà e rivestita di pelle animale, con un lungo ma**co in legno e 21 corde. Il suo suono è delicato e ipnotico e accompagna da secoli la trasmissione delle storie, delle genealogie e della memoria collettiva.

🪈Tambin
Un flauto tradizionale in bambù diffuso in tutta l’area Mandé. Ha un suono semplice e malinconico, spesso associato alla vita pastorale e ai paesaggi della savana.

La musica è un aspetto fondamentale all’interno della società, pensate che ogni lavoro ha un suo ritmo preciso. Ogni attività quotidiana, dalla semina al raccolto, è scandita da poliritmie specifiche.
Il suono del tamburo (djembe e dunun) non è solo accompagnamento, ma una forza motrice concepita per unire gli sforzi fisici, sincronizzare i movimenti e alleggerire la fatica.
Ad esempio, nel lavoro dei campi, il ritmo stabilisce i tempi esatti per sollevare la zappa e colpire

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