05/06/2026
𝐂𝐚𝐩𝐨𝐭𝐞𝐫𝐫𝐚 𝐞̀ 𝐮𝐧𝐚 𝐂𝐢𝐭𝐭𝐚̀
Enrico Baire l’ha sempre pensata in grande, proprio come una città.
Forse si sarebbe stupito di essere stato citato a più riprese, ieri, dal palco allestito per festeggiare il titolo onorifico di città concesso dal Presidente della Repubblica.
Eppure con la sua tenacia, il suo spirito di sacrificio e la sua voglia di creare impresa nonostante avesse in tasca solo la Prima Elementare, una pagina importante della storia di questa meravigliosa città l’ha scritta veramente.
E quella pagina merita di essere ricordata.
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Enrico Baire non è mai stato prigioniero delle paure, semmai per tutta la vita ha dovuto fare i conti con il suo ingegno e con quella forza capace di spostare l’asticella della sfida sempre più in là.
• Albina, con radici forti piantate sulla terra e un fusto poco incline a farsi piegare dal vento, ha rappresentato per tutta la sua vita l’albero sotto cui trovare riparo. Insieme hanno creato le basi di quella che oggi è un’azienda capace nel suo complesso, compresi i tre rami aziendali, di dare lavoro a 180 persone.
• Eppure Enrico era partito da solo, con un cavallo e un carretto prima e con un camion merci poi, che all’occorrenza adibiva a trasporto di persone.
“Su bandidori” dava il bando circa la possibilità di spostarsi con un mezzo verso un paese che altrimenti si poteva raggiungere solo a piedi. Il giorno stabilito, all’orario concordato, Enrico passava col camion merci, caricava le persone e le faceva sistemare spalla a spalla sui banchetti in legno posizionati al centro del mezzo.
Destinazione: la festa di Santa Maria, a Uta. Erano gli albori di un’avventura, quella legata al turismo che ancora oggi caratterizza parte dell’azienda, ma in quel momento era difficile identificarla per quello che poi sarebbe diventata.
• La prima corriera arriverà più tardi quando vedrà nella necessità di trasporto dei minatori da Capoterra verso la Miniera di San Leone (e rientro) la possibilità di farne un lavoro. In fondo questa è la storia di un giovane di Capoterra con pochi soldi e molto coraggio, la cui vita si intreccia con una miniera tra le più ricche di fascino della Sardegna, da cui si estraeva il ferro.
• L’investimento costerà sacrificio in termini economici perché per avere il primo pullman toccherà sborsare 300mila lire, da corrispondere a rate. “In casa non c’era nemmeno il pane, ma per fortuna c’erano i vicini” racconterà Albina ai figli Vittorina, Adelina, Mario, Luca e Matteo ricordando l’importante funzione dei rapporti di vicinato e delle reti sociali in un tempo in cui di fame ancora si moriva.
• Una parte dell'abbonamento Baire lo pagava l’operaio e una parte la miniera, ma nel frattempo, lungo il tragitto, salivano a bordo anche agricoltori che per 100 lire si guadagnavano il passaggio.
• L’ultima corsa verso la miniera avveniva a mezzanotte ma nei giorni di festa il pullman serviva per le gite. Era un po’ quel che da qualche anno aveva cominciato a fare per la festa di Santa Maria a Uta, solo che adesso i gruppi che da Capoterra volevano conoscere nuovi posti erano sempre di più. E per onorare il debito e garantire un futuro alla famiglia bisognava lavorare dal lunedì alla domenica, dall’alba al tramonto.
• Enrico fece la tratta verso la miniera perfino il giorno del matrimonio. Siamo nel 1950. Era nato il primo servizio di trasporto su gomma Capoterra-San Leone-Is Pauceris-Santadi. Una pagina di storia di Capoterra era stata già scritta.
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A Capoterra è stato conferito il titolo di città. In quell’occasione sono state ricordate le personalità che hanno dato maggior lustro alla città, tra cui Enrico Baire.
𝐋𝐚 𝐟𝐚𝐦𝐢𝐠𝐥𝐢𝐚 𝐫𝐢𝐧𝐠𝐫𝐚𝐳𝐢𝐚 𝐥’𝐀𝐦𝐦𝐢𝐧𝐢𝐬𝐭𝐫𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐂𝐨𝐦𝐮𝐧𝐚𝐥𝐞 Beniamino Garau Sindaco