14/01/2014
Navi che guidano da sole?
Non è più utopia
Non ci sono solo le auto che si guidano da sole, come la driverless car di Google, nel nostro futuro. Altri mezzi di trasporto, come le navi potrebbero in un prossimo futuro non aver più bisogno di pilota ed equipaggio. Per il momento tale prospettiva appare ancora abbastanza lontana, ma Rolls Royce con un suo progetto, e Unione Europea, tramite un consorzio di Università ci stanno lavorando.
I punti a favore di un natante privo di ciurma, sono diversi: in primis, c’è la questione dei costi. Secondo il Drewry Report on Ship Operating Costs i salari per l’equipaggio rappresentano fra il 31% e il 36% del costo operativo totale della gestione di una nave. Eliminata o quasi la ciurma, non solo si risparmierebbe, ma si farebbe anche spazio a bordo per aumentare il carico, alleggerendo al contempo il peso complessivo dell’imbarcazione, grazie all’eliminazione degli spazi di sosta e riposo, quali ponte e cabine. Minore peso, minore consumo di carburante, ulteriore risparmio.
Al posto dei marinai tradizionali, abituati a stare in mezzo alle tempeste, si farebbe avanti una nuova classe di navigatori, abituati a solcare gli oceani dallo schermo di un computer, tramite un simulatore virtuale adoperati oggi per training e formazione. È quel che ipotizza il progetto “Digital Ship” di Rolls Royce. “Cosa è più sicuro – chiede ironicamente il responsabile per l’innovazione marina Oskar Levander nelle slide di presentazione – avere venti persone a bordo di un vascello dentro a un uragano nei mari del nord, o tre persone in una sala di controllo a terra?”.
La maggiore sicurezza riguarderebbe non solo le persone, ma anche la nave stessa: si stima che oggi il 75% degli incidenti marittimi sia dovuta a un errore umano. Sono i dati elaborati dai ricercatori del progetto Munin , un’iniziativa dell’Ue che coinvolge un network di otto Università ed enti di ricerca. Lo studio, da realizzarsi nell’ambito del settimo Programma Quadro, durerà fino all’agosto 2015, ed è stato finanziato con poco meno di tre milioni di euro. “Munin” non è un nome scelto a caso: era il nome di uno dei corvi di Odino nella mitologia nordica, abituato a volare da solo per il mondo, e riferire poi al suo signore su quanto visto. Ma sta anche per “Maritime Unmanned Navigation through Intelligence in Networks ”.
Gran parte della tecnologia necessaria a pilotare una nave da remoto, assicurano gli esperti, esiste già. Già oggi telecamere e sensori aiutano l’equipaggio a solcare le onde. Tuttavia...tuttavia c’è ancora molto da fare, prima di poter concretizzare questo scenario in realtà. Una cosa è teorizzare una nave in grado navigare da sola, via satellite; un’altra fare i conti con i limiti della copertura satellitare, che non è equamente distribuita sul pianeta, ragion per cui in alcuni tratti potrebbe non esserci ampiezza di banda sufficiente per operare, e con la necessità di prevenire collisioni. L’Uomo sarà anche fallibile e imperfetto, ma in caso di emergenza è ancora spesso la macchina che funziona meglio, in grado di inventarsi soluzioni adeguate a un problema.
Senza contare che, come dimostrato da un recente studio dei ricercatori Trend Micro (fra cui l’italiano Marco Balduzzi) i sistemi che gestiscono via Gps il traffico delle navi, possono essere facilmente hackerati. Ma gli ostacoli maggiori potrebbero essere quelli di tipo normativo: i trasporti via mare sono regolati da una miriade di enti con varie competenze e occorrerebbe trovare un quadro comune dentro cui regolare i rapporti fra i natanti automatizzati e fra essi e quelli con equipaggio.
(Fonte: La Stampa)