USB Piombino

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RISTORAZIONE e TURISMO: UNA GUIDA CONTRO LE MOLESTIE IN VISTA DELLA STAGIONE ESTIVA, DI FESTIVAL ED EVENTI CITTADINI a c...
03/06/2026

RISTORAZIONE e TURISMO: UNA GUIDA CONTRO LE MOLESTIE IN VISTA DELLA STAGIONE ESTIVA, DI FESTIVAL ED EVENTI CITTADINI a cura di Sindacato Usb Livorno
Sportello sindacale contro le molestie di genere sui luoghi di lavoro – RETE ISIDE/USB 3389336083 - [email protected]

https://www.usb.it/leggi-notizia/ristorazione-e-turismo-una-guida-contro-le-molestie-in-vista-della-stagione-estiva-di-festival-ed-eventi-cittadini-1543.html

"In vista della stagione estiva che sta per cominciare e che comporteranno un prevedibile aumento dei flussi e dei carichi di lavoro, torna centrale il tema delle condizioni di lavoro nei settori legati al turismo, alla ristorazione, all’accoglienza e all’organizzazione. USB e la RETE ISIDE richiamano, dunque, con forza l’attenzione su un tema troppo spesso sottovalutato: la sicurezza e la tutela delle lavoratrici rispetto a molestie, comportamenti inappropriati e violenze nei luoghi di lavoro.

Le molestie NON sono “parte del lavoro”
Qualsiasi comportamento indesiderato a sfondo sessuale, verbale o fisico, che leda la dignità della lavoratrice, costituisce una violazione della normativa vigente in materia di salute e sicurezza sul lavoro (D.Lgs. 81/2008) e delle norme antidiscriminatorie. Non esiste alcuna giustificazione legata al contesto, all’afflusso di clientela o al “clima festivo”.
È responsabilità del datore di lavoro prevenire e intervenire.
Ricordiamo che il datore di lavoro ha l’obbligo giuridico di garantire un ambiente di lavoro sicuro e rispettoso. Ciò significa:
•⁠ ⁠Valutare tutti i rischi, compresi quelli legati a molestie e violenze;
•⁠ Adottare misure di prevenzione e protezione adeguate;
•⁠ Intervenire tempestivamente in caso di segnalazioni.
L’inerzia o la sottovalutazione di episodi segnalati può configurare responsabilità diretta del datore di lavoro, con possibili sanzioni civili e penali.
Esiste una tutela internazionale: Convenzione ILO n. 190
L’Italia ha ratificato la Convenzione n. 190 dell’Organizzazione Internazionale del Lavoro, che riconosce il diritto di ogni persona a un mondo del lavoro libero da violenze e molestie. Questa convenzione rafforza il quadro di tutela e obbliga anche i datori di lavoro ad adottare politiche attive di prevenzione e contrasto.

Cosa possono fare le lavoratrici
RETE ISIDE e USB invitano tutte le lavoratrici a non restare sole e a tutelarsi attivamente:
•⁠ Segnalare immediatamente ogni episodio al datore di lavoro o al responsabile della sicurezza (RLS/RLST);
•⁠ Documentare quanto accade (annotazioni, messaggi, eventuali testimoni);
•⁠ Rivolgersi al sindacato per supporto e assistenza;
•⁠ In caso di mancato intervento aziendale, attivare gli organi ispettivi (Ispettorato del Lavoro, ASL);
•⁠ Nei casi più gravi rivolgersi ai Centri Anti Violenza e/o sporgere denuncia alle autorità competenti.

USB e RETE ISIDE sono al vostro fianco
Non accetteremo che, dietro la retorica dell’evento e del turismo, si nascondano condizioni di lavoro degradanti e rischiose. La sicurezza e la dignità non sono negoziabili.
Invitiamo tutte le lavoratrici della ristorazione a contattare gli Sportelli territoriali dedicati al contrasto delle molestie, delle discriminazioni e della violenza di genere nei luoghi di lavoro per segnalazioni, supporto e tutela collettiva. Solo attraverso l’organizzazione e la lotta possiamo contrastare abusi e silenzi.

Rete Iside/Unione Sindacale di Base
Sportello contro molestie, discriminazioni e violenza di genere nei luoghi di lavoro Livorno"

03/06/2026
Da USB  Unione Sindacale Di Base pag. nazionale riprendiamo la DICHIARAZIONE CONGIUNTA dei portuali di: Francia - Grecia...
02/06/2026

Da USB Unione Sindacale Di Base pag. nazionale riprendiamo la DICHIARAZIONE CONGIUNTA dei portuali di: Francia - Grecia - Paesi Baschi - Turchia - Marocco - Italia riuniti nel 3° Incontro Internazionale dei Sindacati dei Lavoratori Portuali - Istanbul - 18-19 maggio 2026

"I lavoratori portuali non diventeranno un anello della catena delle loro guerre!
Noi, i sindacati dei lavoratori portuali di oltre 35 porti in Europa e nel Mediterraneo, riuniti a Istanbul in occasione del 3° Incontro Internazionale, rivolgiamo un appello militante comune ai nostri compagni di lavoro in ogni porto, in ogni paese.
Il nostro incontro si svolge in un momento in cui gli eventi stanno confermando drammaticamente ciò che abbiamo già dichiarato: i porti, le rotte marittime, le ferrovie, i magazzini, la logistica, l’intera catena dei trasporti, si stanno trasformando sempre più apertamente in infrastrutture di guerra.
I governi, gli Stati Uniti sotto Trump, la NATO, l’UE e i monopoli vogliono rendere i lavoratori complici nel trasporto di armi e materiale militare destinati al massacro dei popoli.
Non faremo loro questo favore!
Non partiamo da zero. Abbiamo già esperienza, decisioni comuni, eredità preziose e legami forgiati nella lotta. Lo sciopero e la giornata internazionale di azione che abbiamo organizzato il 6 febbraio in 7 paesi e 20 porti è stata una pietra miliare storica. I lavoratori portuali hanno lanciato un messaggio potente: non lavorano per le guerre degli imperialisti.
Hanno dimostrato che il coordinamento non è solo uno slogan. Può diventare azione. Può estendersi dal Pireo a Genova, Marsiglia, Le Havre, Tangeri, Mersin, Livorno, Bilbao, Pasaia, Trieste, fino a ogni porto dove i lavoratori alzano la testa.
Oggi, tuttavia, gli sviluppi richiedono che continuiamo con ancora maggiore determinazione ciò che abbiamo iniziato.
L'aggressione imperialista in Medio Oriente si sta espandendo. Il genocidio del popolo palestinese da parte dello Stato assassino di Israele continua con il sostegno degli USA, della NATO e dell'UE.
L'attacco statunitense-israeliano contro l'Iran, la fiammata di guerra nello Stretto di Hormuz, gli attacchi alle navi, i blocchi, la militarizzazione dei passaggi marittimi, tutto ciò dimostra che i popoli e i lavoratori vengono spinti sempre più in profondità nell'abisso della guerra.
I nostri stessi porti sono in prima linea in questo conflitto. Vogliono che le nostre mani carichino armi, per servire i loro eserciti. Vogliono che le infrastrutture costruite con il sudore dei lavoratori diventino basi per interventi, blocchi, genocidi e attacchi contro i popoli. I governi parlano di “sicurezza”, “stabilità” e “libertà di navigazione”. Ma la verità è diversa. Dietro queste parole si nascondono le rivalità per il controllo delle rotte energetiche, delle rotte commerciali, dei porti, delle materie prime e dei mercati.
Dietro di esse si nasconde il conflitto tra potenti Stati capitalisti su chi dominerà nel sistema imperialista. Questo non ha nulla a che vedere con gli interessi o la sicurezza dei popoli.
Di fronte a questa realtà, i lavoratori non possono riporre la loro fiducia in quelle forze sindacali che accettano gli obiettivi dell’“economia di guerra, attraverso il compromesso”, che presentano il coinvolgimento nelle guerre come “sviluppo”, “posti di lavoro” o “interesse nazionale”, che invitano i lavoratori a fare sacrifici per i profitti e le guerre, a schierarsi dietro le esigenze dei governi, degli armatori, dei monopoli e delle alleanze imperialiste.
Mentre miliardi vengono spesi in armamenti, i lavoratori portuali lavorano in condizioni di intensificazione, orari estenuanti, rapporti di lavoro flessibili, subappalto, salari bassi e mancanza di misure di salute e sicurezza. Subiscono le conseguenze della guerra, che porta inflazione e aumento dei prezzi di cibo, carburante e beni di prima necessità.
Sacrificano le nostre vite per i loro profitti in tempo di pace, e ora vogliono sacrificarle in guerra. Il costo delle loro guerre ricade sempre sulle stesse spalle: i popoli, i lavoratori, i marittimi, i portuali, i rifugiati.

Chiediamo:
1. La fine immediata del genocidio del popolo palestinese e l'apertura di un corridoio sicuro per gli aiuti umanitari. La fine della colonizzazione, dell'occupazione e dell'apartheid imposte al popolo palestinese e il riconoscimento di uno Stato palestinese indipendente, riconosciuto dalla comunità internazionale, entro i confini del 1967, con Gerusalemme Est come capitale.
2. La fine della guerra in Medio Oriente, così come di tutti i blocchi e i conflitti in tutto il mondo. Nessun sostegno, nessuna facilitazione, nessuna partecipazione all’aggressione statunitense-israeliana contro l’Iran, il Libano o qualsiasi altro intervento imperialista. Flotte e basi militari fuori dalla regione. Esprimiamo la nostra piena solidarietà ai popoli di Cuba e del Venezuela, minacciati dall’imperialismo statunitense, e del Sudan. Chiediamo la difesa della sovranità dei popoli, delle risorse, dell’integrità territoriale, della pace con giustizia e del diritto alla resistenza per l’autodeterminazione.
3. I porti non devono essere utilizzati per il trasporto di armi, munizioni, equipaggiamento militare e truppe. Chiediamo ai sindacati di rafforzare la vigilanza, di informare i lavoratori, di smascherare i carichi bellici e di organizzare una resistenza collettiva di massa con tutti i mezzi legittimi a nostra disposizione e con la nostra lotta.
4. Rifiutiamo il piano di militarizzazione dei porti e delle infrastrutture critiche. I porti appartengono ai popoli e ai lavoratori. Non sono basi per la NATO, gli Stati Uniti o l'UE, né strumenti degli armatori e dei gruppi monopolistici.
5. No all’economia di guerra e agli armamenti. Il denaro deve essere utilizzato per i salari, i contratti collettivi, la sanità, l’istruzione, i bisogni sociali e la tutela della vita e della sicurezza sul lavoro.
6. Misure di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro. Nessun altro lavoratore morto per il profitto. Basta con l’intensificazione del lavoro, il subappalto, le condizioni pericolose e l’arbitrarietà dei datori di lavoro.
7. Contratti collettivi con aumenti salariali reali, posti di lavoro stabili con diritti, una politica pensionistica con pensioni migliori e una riduzione dell’orario di lavoro. Gli sviluppi tecnologici, la meccanizzazione, l’automazione e l’uso dell’intelligenza artificiale devono essere contrastati affinché non portino alla perdita di posti di lavoro.
Per rafforzare il coordinamento internazionale tra i sindacati dei lavoratori portuali e dei lavoratori del settore marittimo, è impegno comune lo scambio di informazioni tra i sindacati per un’azione comune, mobilitazioni simultanee e iniziative di sciopero a sostegno del blocco contro la guerra e le armi, nonché la solidarietà con ogni sindacato sotto attacco da parte di governi, datori di lavoro e meccanismi repressivi.
In questo incontro, i sindacati partecipanti hanno concordato, firmando questa dichiarazione, di indire una seconda giornata di lotta internazionale dei lavoratori portuali nel prossimo ottobre 2026.
Da Istanbul inviamo il messaggio:
I lavoratori portuali non si sacrificheranno per i loro profitti e le loro guerre.
Non carichiamo la morte.
Non trasportiamo proiettili, bombe e missili per uccidere i bambini.
Non accettiamo che i nostri porti vengano trasformati in basi militari.
I lavoratori non pagheranno per l’economia di guerra, l’inflazione, gli armamenti e i profitti dei monopoli.
La nostra forza sta nell’organizzazione. Sta nei nostri sindacati, nelle assemblee generali, nelle decisioni collettive, nella solidarietà tra lavoratori di diversi paesi.
Noi, i lavoratori dei porti, sappiamo molto bene che senza di noi nulla si muove. Senza le nostre mani, i container restano fermi, le navi non vengono caricate, le macchine da guerra sono bloccate.
Chiediamo a tutti i sindacati dei lavoratori portuali di discutere questa dichiarazione, di rafforzare le nostre azioni comuni e di organizzare azioni congiunte, per rafforzare i legami di solidarietà tra i porti.
La storica mobilitazione del 6 febbraio ha indicato la strada, la prossima farà un passo avanti!
I lavoratori portuali non lavorano per la guerra!
Porti dei popoli e della pace - non basi degli imperialisti!

Firmato dai seguenti sindacati:
CGT Port and Docks - Francia
Enedep - Grecia
LAB - Paesi Baschi
LIman-Is - Turchia
ODT - Marocco
USB - Italia

Adesione
Orsa Porti Gioia Tauro - Italia"

28/05/2026

Piombino: due velocità sul polo siderurgico, mentre i lavoratori aspettano ancora risposte

Sul polo siderurgico di Piombino la convivenza tra i progetti di Metinvest Adria e JSW Steel Italy diventa ogni giorno più difficile. I due piani industriali avrebbero dovuto procedere di pari passo, garantendo sviluppo, occupazione e rilancio industriale del territorio. Oggi invece assistiamo a due situazioni completamente diverse.

Metinvest Adria ha già firmato l’accordo di programma, ha avviato oltre 380 colloqui con i lavoratori inattivi, ha ripresentato il piano industriale alla Regione Toscana con la rinuncia a 9 ettari di aree e si prepara all’avvio delle demolizioni nell’autunno 2026. A questo si aggiunge lo sblocco dell’investimento sulla banchina da parte del MIT, passaggio fondamentale per la realizzazione del progetto.

Dall’altra parte, JSW continua a rappresentare l’ennesima incompiuta industriale. Dopo mesi non è stato ancora firmato l’accordo di programma, non esistono certezze sui tempi e il progetto industriale. Nel frattempo Governo e Regione Toscana continuano a latitare su una vertenza che viene definita strategica a livello nazionale, ma che nei fatti non riceve alcuna accelerazione concreta.

È inaccettabile che ad oggi non sia stato ancora nominato un commissario straordinario capace di velocizzare gli iter autorizzativi e coordinare realmente l’avvio del comitato esecutivo. Ancora più grave è il continuo credito politico dato a JSW, un gruppo che dal 2018 non ha mantenuto gli impegni assunti né verso i lavoratori né verso la città.

Le tensioni internazionali, dalle guerre in Medio Oriente fino al conflitto in Ucraina, rendono ancora più evidente quanto sia fragile affidare il futuro di un settore strategico come la siderurgia alle logiche del mercato e della speculazione internazionale.

Come USB lo diciamo da tempo: servono garanzie immediate per tutti i lavoratori fino al completamento delle opere e alla piena ripartenza produttiva. Nessuno deve pagare sulla propria pelle i ritardi industriali, politici e burocratici accumulati in questi anni.

Per USB la questione è ormai chiara: senza un forte intervento pubblico non esiste alcuna garanzia per il futuro del polo siderurgico di Piombino. Per questo continuiamo a chiedere la nazionalizzazione della siderurgia e un controllo pubblico reale di un settore strategico per il Paese, per difendere occupazione, salario, diritti e prospettive industriali.

USB Piombino
USB Nazionale Industria – Categoria Operaia

Piombino: due velocità sul polo siderurgico, mentre i lavoratori aspettano ancora risposte Sul polo siderurgico di Piomb...
28/05/2026

Piombino: due velocità sul polo siderurgico, mentre i lavoratori aspettano ancora risposte

Sul polo siderurgico di Piombino la convivenza tra i progetti di Metinvest Adria e JSW Steel Italy diventa ogni giorno più difficile. I due piani industriali avrebbero dovuto procedere di pari passo, garantendo sviluppo, occupazione e rilancio industriale del territorio. Oggi invece assistiamo a due situazioni completamente diverse.

Metinvest Adria ha già firmato l’accordo di programma, ha avviato oltre 380 colloqui con i lavoratori inattivi, ha ripresentato il piano industriale alla Regione Toscana con la rinuncia a 9 ettari di aree e si prepara all’avvio delle demolizioni nell’autunno 2026. A questo si aggiunge lo sblocco dell’investimento sulla banchina da parte del MIT, passaggio fondamentale per la realizzazione del progetto.

Dall’altra parte, JSW continua a rappresentare l’ennesima incompiuta industriale. Dopo mesi non è stato ancora firmato l’accordo di programma, non esistono certezze sui tempi e il progetto industriale. Nel frattempo Governo e Regione Toscana continuano a latitare su una vertenza che viene definita strategica a livello nazionale, ma che nei fatti non riceve alcuna accelerazione concreta.

È inaccettabile che ad oggi non sia stato ancora nominato un commissario straordinario capace di velocizzare gli iter autorizzativi e coordinare realmente l’avvio del comitato esecutivo. Ancora più grave è il continuo credito politico dato a JSW, un gruppo che dal 2018 non ha mantenuto gli impegni assunti né verso i lavoratori né verso la città.

Le tensioni internazionali, dalle guerre in Medio Oriente fino al conflitto in Ucraina, rendono ancora più evidente quanto sia fragile affidare il futuro di un settore strategico come la siderurgia alle logiche del mercato e della speculazione internazionale.

Come USB lo diciamo da tempo: servono garanzie immediate per tutti i lavoratori fino al completamento delle opere e alla piena ripartenza produttiva. Nessuno deve pagare sulla propria pelle i ritardi industriali, politici e burocratici accumulati in questi anni.

Per USB la questione è ormai chiara: senza un forte intervento pubblico non esiste alcuna garanzia per il futuro del polo siderurgico di Piombino. Per questo continuiamo a chiedere la nazionalizzazione della siderurgia e un controllo pubblico reale di un settore strategico per il Paese, per difendere occupazione, salario, diritti e prospettive industriali.



USB Piombino
USB Nazionale Industria – Categoria Operaia

Sulla mozione contro i transiti di armi nel porto di Piombino approvata ieri dal Consiglio Comunale - Comunicato stampa ...
26/05/2026

Sulla mozione contro i transiti di armi nel porto di Piombino approvata ieri dal Consiglio Comunale - Comunicato stampa

No alla logistica della guerra

Oggi la nostra città si è risvegliata con una bella notizia: le istituzioni di Piombino hanno formalmente cominciato a prendere posizione contro la crescita delle attività di carico e scarico di armi, mezzi militari ed altro materiale ad uso bellico nel nostro porto. La votazione favorevole del Consiglio Comunale di una mozione chiara e netta al riguardo (mozione presentata dai consiglieri di Rifondazione Comunista Fabrizio Callaioli e Dario Filippi, che ci teniamo a ringraziare) rappresenta senza dubbio un passo avanti, un passaggio figlio di un lungo percorso e che dovrà accompagnare una lotta che non è ovviamente finita qui.

Diverse realtà cittadine (tra cui anche il nostro sindacato e, in special modo, il gruppo delle Donne in Nero) si sono lungamente spese perché la politica cittadina prendesse posizione e si attivasse concretamente contro il progressivo scivolare delle attività portuali verso l'ambito militare. Il voto di ieri dimostra che non è vero che lottare e protestare non serve a niente. Un comunicato, una manifestazione, un convegno, se isolati, spostano ben poco. Se uniti e capaci di durare nel tempo, possono invece riuscire a far pressione sulle istituzioni e a smuoverle. Una piccola ma utile lezione che pensiamo possa tornare utile anche rispetto a molti altri terreni di lotta.
Per parte nostra, consideriamo il voto di ieri anche un frutto positivo dell'aver lavorato affinché l'opposizione ai movimenti di armi nel porto non andasse separata da quella contro il rigassificatore, riuscendo a saldare le due cose anche nella manifestazione cittadina dell'11 aprile scorso, promossa insieme al Comitato di Salute Pubblica.

Né a Piombino né altrove

Le ragioni per opporsi al carico e scarico di armi (che siano per esercitazioni o che siano dirette verso veri e propri scenari di guerra, come nel caso della nave partita da Piombino lo scorso 30 marzo e diretta verso l'Arabia Saudita) indicate dalla mozione, sono lo stesse che come USB sosteniamo da tempo, sia a livello nazionale che in relazione al contesto di Piombino. Motivi etici e politici generali innanzitutto. Motivi di sicurezza per i lavoratori e la città, vista anche la vicina presenza del rigassificatore (peraltro potenziale obiettivi sensibile in caso di guerra). Ma anche specificamente legati alla crisi economica e produttiva del nostro territorio. Non è un caso che l'Esercito Italiano e il Ministero della Difesa sembrino intenzionati a rendere Piombino un Hub militare. Un contesto sociale sofferente, segnato da disoccupazione e cassa integrazione si traduce in una popolazione più ricattabile e in un territorio sacrificabile, a cui si può propinare di tutto in cambio di una manciata anche piccola di posti di lavoro. E infatti dopo la discarica e dopo il rigassificatore abbiamo avuto anche la logistica della guerra. Così non si può andare avanti.

Per noi continua ad essere cruciale capire che o si interrompe questa spirale di ricatto e di declino, pretendendo dalla politica scelte opposte e coraggiose (come la nazionalizzazione delle acciaierie, ad esempio), o il prezzo da pagare sarà sempre più alto. E che solo una mobilitazione reale e sentita da parte di lavoratori e cittadini, con l'appoggio di forze sociali e politiche solidali e determinate, può allontanare questa br**ta prospettiva.

Dire No alla militarizzazione del porto di Piombino significa per noi tenere aperta la possibilità di un vero rilancio e potenziamento della sua funzione civile e commerciale, la sola che può garantire vere ricadute positive in termini di sviluppo economico e di posti di lavoro. Dire No alla logistica e all'economia della guerra significa cioè stare dalla parte di Piombino e del suo diritto al futuro.

Non ci illudiamo e invitiamo a non illudersi. Molto è ancora da fare per ostacolare e e interrompere il va e vieni di queste navi. Ma la mozione approvata ieri è un piccolo strumento in più a disposizione di chi vorrà tentare di farlo, sapendo che altrove questo è stato già possibile. Dimostrare con sempre maggiore incisività che Piombino rifiuta di diventare un Hub militare è la difficile sfida che abbiamo davanti, sfida a cui non ci sottrarremo, collocandola nel quadro più generale dell'opposizione alle politiche di guerra, di riarmo e di fiancheggiamento al genocidio israeliano in Palestina.

USB Piombino

L’ENNESIMO SCARICABARILE SULLA PELLE DEI LAVORATORI E DELLA CITTÀOggi 25 maggio si è svolto l’incontro con JSW.Per l’azi...
25/05/2026

L’ENNESIMO SCARICABARILE SULLA PELLE DEI LAVORATORI E DELLA CITTÀ

Oggi 25 maggio si è svolto l’incontro con JSW.
Per l’azienda erano presenti in sede l’Amministratore Delegato Vinay Tiwari e il Direttore del Personale Francesco Mazzarri; in videoconferenza il Presidente Marco Carrai e la Dott.ssa Ferrari.
Un confronto partito immediatamente in salita. Dopo mesi di discussioni e interlocuzioni, ci aspettavamo al massimo alcune modifiche o limature dell’accordo sindacale. Invece ci siamo trovati davanti a un totale stravolgimento degli impegni e delle discussioni affrontate fino ad oggi.

Il nodo centrale resta il futuro industriale e occupazionale di Piombino. Dalle posizioni emerse, se Metinvest dovesse saltare e uscire dal progetto, le aree sembrerebbero non rientrare più in una reale prospettiva di rilancio condiviso, mentre JSW oggi le rivendica dimenticando che quelle stesse aree, con i due treni di laminazione TMP e TVE, erano già nella propria disponibilità e sono state chiuse perché non rientravano nei loro piani industriali.

La conseguenza sarebbe gravissima: la salvaguardia di appena 500 lavoratori del TPP, mentre per centinaia di altri si aprirebbe la strada dei licenziamenti collettivi. Uno scenario che USB giudica inaccettabile.
Per questo l’accordo sindacale è stato rispedito al mittente.

Non accetteremo che ancora una volta siano i lavoratori a pagare il prezzo delle scelte industriali fallimentari, dei ritardi e delle responsabilità scaricate tra azienda, investitori e istituzioni.
Anche l’accordo di secondo livello resta in alto mare e le RSU aziendali torneranno a discutere per provare a trovare una sintesi, ma è evidente che oggi il problema non è solo sindacale: è profondamente politico e industriale.
Dopo oltre un anno di rinvii e trattative, è scandaloso che non esista ancora una vera intesa sull’Accordo di Programma. Piombino continua a vivere nell’incertezza mentre il territorio, l’indotto e centinaia di famiglie restano appesi a decisioni prese altrove.

USB lo dice con chiarezza: quando il capitale privato dimostra di non avere una reale volontà industriale e utilizza il territorio solo come terreno di speculazione e attesa, lo Stato deve tornare ad avere un ruolo centrale.

Per noi è necessario aprire una discussione seria sulla nazionalizzazione e sul controllo pubblico dei settori strategici come la siderurgia, perché acciaio, lavoro e sviluppo industriale non possono essere lasciati esclusivamente nelle mani di fondi, investitori e multinazionali che guardano solo al profitto.

Piombino non può continuare a essere ostaggio di promesse mancate, piani incompleti e scaricabarile continui. Serve un vero piano industriale, servono investimenti certi, tutela occupazionale e una prospettiva concreta di rilancio.
Nazionalizzare i settori strategici, difendere il lavoro e restituire centralità all’industria pubblica significa difendere il futuro di Piombino e dell’intero Paese.

USB continuerà a stare dalla parte dei lavoratori, contro ogni tentativo di far pagare questa crisi a chi produce ricchezza ogni giorno.

Piombino non si chiude, Piombino si rilancia.

USB Piombino
USB Nazionale – Settore Industria

https://www.facebook.com/share/14c7zw5uE3N/
21/05/2026

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Dalle lotte delle lavoratrici e dei lavoratori pubblici sostegno alla manifestazione operaia del 23 maggio.

C'è un minimo comune denominatore che ormai da almeno due anni caratterizza l'azione sindacale dell'USB e che ha attraversato le potenti mobilitazioni dello scorso autunno fino allo sciopero generale del 18 maggio: è il nesso profondo tra l'opposizione alla guerra e alle politiche di riarmo e la necessità di rimettere al centro le questioni sociali, dal salario alla battaglia contro il carovita e per il rilancio del welfare.

La connessione profonda tra questi temi è rappresentata dalle scelte economiche e politiche del governo Meloni e dall'obbedienza ai due vincoli che stanno facendo sprofondare le condizioni di vita di milioni di lavoratrici e lavoratori: da un lato l'innalzamento al 5 % del PIL per le spese militari, per obbedire ai diktat imposti dalla NATO, dall'altro la riduzione delle spese sociali per obbedire a quel Patto di stabilità europeo che sta strangolando l'economia del nostro paese.

È esattamente dentro la rottura di questi doppi vincoli che esiste la possibilità del cambiamento e la prospettiva di costruire una visione del paese che sia orientata alla pace e al miglioramento delle condizioni sociali del mondo del lavoro.

Rivendicare contratti veri, reintrodurre un meccanismo di adeguamento delle retribuzioni al costo della vita, assicurare pensioni dignitose, significa automaticamente scardinare quel sistema della guerra che indirizza tutte le risorse pubbliche verso la f***e corsa al riarmo.

La nostra solidarietà con i popoli oppressi dalle mire barbare e predatorie di Israele e degli USA con la connivenza della UE, si gioca anche e soprattutto a casa nostra, attraverso la capacità di mettere al centro le questioni sociali e mutare radicalmente le priorità politiche del paese dalla guerra alle finalità sociali.

La manifestazione operaia convocata da USB per sabato 23 maggio a Roma risponde a questa esigenza e interessa pertanto tutto il mondo del lavoro.

Non solo perché l'emergenza salariale e la lotta al carovita costituiscono emergenze comuni, ma anche perché l'opposizione ai processi di deindustrializzazione nel settore operaio sono gli stessi che come lavoratrici e lavoratori pubblici conduciamo da sempre contro la privatizzazione della sanità, della scuola e in generale dei servizi pubblici.

La necessità di un'intervento pubblico nei settori strategici dell'economia (siderurgia, energia, trasporti, telecomunicazioni, etc) è lo stesso intervento che nel mondo del lavoro pubblico rivendichiamo nei confronti del welfare.

Vogliamo rinnovi contrattuali veri e almeno adeguati al costo reale della vita, vogliamo rilanciare il welfare, vogliamo uno Stato erogatore di servizi pubblici e non piegato alle logiche della guerra e delle politiche di riarmo.

Questo è lo spirito con il quale come lavoratrici e lavoratori pubblici parteciperemo alla manifestazione nazionale del 23 maggio.

Vogliamo uno Stato sociale e non uno Stato di guerra!

USB  Unione Sindacale Di Base pag. nazionale sulla giornata di sciopero e di mobilitazione di ieri contro il genocidio d...
19/05/2026

USB Unione Sindacale Di Base pag. nazionale sulla giornata di sciopero e di mobilitazione di ieri contro il genocidio di Israele e a sostegno della Flotilla, verso la manifestazione operaia del 23 maggio a Roma, con concentramento alle 14 in Piazza della Repubblica. Noi la guerra non la paghiamo!

https://www.usb.it/leggi-notizia/mobilitazione-in-tutto-il-paese-per-lo-sciopero-generale-del-18-maggio-torniamo-in-piazza-sabato-23-1211.html

Dalle cooperative sociali agli educatori nelle scuole, uno spaccato delle tante rivendicanzioni per il salario e i diritti, contro il riarmo e l'economia di guerra che hanno trovato spazio ieri: https://www.usb.it/leggi-notizia/decine-di-manifestazioni-per-lo-sciopero-delle-cooperative-sociali-vogliamo-salari-stabilita-occupazionale-e-qualita-dei-servizi-1609-1.html

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