Confindustria

Confindustria Siamo la principale associazione di rappresentanza delle imprese manifatturiere e di servizi che operano in Italia.

Promuoviamo la centralità dell’impresa sul territorio come motore di sviluppo economico, sociale e civile del Paese. Non riceviamo finanziamenti pubblici e rappresentiamo le imprese e i loro valori presso le Istituzioni, a tutti i livelli, per contribuire concretamente al benessere e al progresso della società. In quest’ottica, garantiamo servizi sempre più diversificati, efficienti e moderni.

28/05/2026

I giovani hanno diritto ad avere una casa a prezzi sostenibili.

Lo dico con chiarezza: senza abitazioni accessibili, l’Italia non riuscirà a trattenere le nuove generazioni. E il dato demografico è grave: entro il 2040 mancheranno 5 milioni di giovani, anche a causa dei costi sempre più insostenibili delle case per le nuove famiglie.

Su questo fronte si inserisce il Piano Casa, con l’obiettivo di realizzare unità abitative con canoni di locazione e prezzi sostenibili.

Un piano pensato per favorire occupabilità e integrazione sociale a giovani, famiglie, anziani e a tutte le fasce più fragili della popolazione.

Ma perché questo piano produca risultati concreti serve anche la responsabilità dei territori. Tocca ai Comuni individuare e mettere a disposizione le aree per la costruzione di nuove abitazioni.

Perché, in caso contrario, a pagarne il prezzo sarebbero proprio coloro che attendono questa misura.

Consentire ai lavoratori e alle fasce più deboli della società di accedere ad abitazioni di qualità a un prezzo sostenibile non è solo una misura sociale. È un grande piano di politica economica, capace di rimettere in moto la crescita del nostro Paese.

26/05/2026

La Cina sta colonizzando i nostri mercati. Se l’Unione non sosterrà da subito le nostre produzioni, saremo costretti al deserto industriale.

Da sola, la Cina genera oggi il 35% della produzione manifatturiera mondiale.

È più di quanto producano insieme gli altri otto principali Paesi industrializzati.

Il risultato?

Dall’inizio del mandato di questa Commissione abbiamo perso 250mila occupati nella manifattura europea, che diventano un milione se si conta l’indotto.

Non è un caso, ma è la conseguenza diretta di politiche che non sostengono l’industria, anzi la spingono ad andarsene e a delocalizzare.

E i numeri lo confermano.

Negli ultimi 25 anni la quota di PIL mondiale prodotta dall’Unione Europea è scesa di circa 7 punti: in cifre assolute, l’Europa ha perso oltre 7mila miliardi di euro di PIL, in gran parte finiti all’industria cinese.

E l’Italia?

Il nostro PIL nel 2025 è superiore di appena il 10% rispetto al 2000, mentre nello stesso periodo, il PIL cinese è aumentato del 586%.

Non possiamo continuare a fare il minimo indispensabile invece del massimo necessario.

Noi crediamo nell’Italia, dove restiamo e vogliamo restare a lavorare e produrre, ma se l’UE non sosterrà da subito le nostre produzioni, saremo costretti al deserto industriale.

Oggi, all’Assemblea 2026 di Confindustria, l’industria italiana ha posto sul tavolo le sfide che definiscono il futuro d...
26/05/2026

Oggi, all’Assemblea 2026 di Confindustria, l’industria italiana ha posto sul tavolo le sfide che definiscono il futuro del Paese.

Sfide che richiedono un senso di responsabilità comune, forte e condiviso, per costruire un’Europa e un’Italia davvero competitive.

Per l’Europa serve una politica industriale di lungo periodo, un vero mercato unico dell’energia, un mercato unico dei capitali e del risparmio e un debito comune europeo.

Per l’Italia serve puntare all’autonomia energetica e produttiva, alla crescita dimensionale delle PMI, ai contratti di sviluppo e innovazione, alla semplificazioni e alla riforma della 231, fino a risorse adeguate agli obiettivi.

Il motivo è chiaro: negli ultimi 25 anni la quota di PIL mondiale dell’UE è scesa di 7 punti percentuali e il rischio è quello di perdere la nostra industria, che vale il 15 per cento del PIL e milioni di posti di lavoro.

Serve agire con coraggio e serve agire ora, per garantire all’Italia e all’Europa un futuro prospero.

25/05/2026

Entro 20 anni ci servirà il doppio dell’energia. Non possiamo permetterci di dire no a tutto: no al nucleare, no al gas e no alle rinnovabili.

Ho parlato anche di questo tema ieri al Festival dell’Economia di Trento.

L’Italia è già al 27esimo posto in Europa per costo dell’energia e con la situazione in Ucraina e in Medio Oriente, i prezzi continueranno a salire.

Il costo dell’energia è il primo problema per le nostre imprese.

Se l’energia ci costa 3 o 4 volte quello che costa in Spagna, per le nostre imprese produrre e competere diventa più difficile - e la conseguenza a cui andiamo incontro è la deindustrializzazione.

Serve quindi differenziare le fonti, per cui mi auguro che nessun partito sia contrario alla sperimentazione sul nucleare.

Anche sulle rinnovabili è importante andare avanti e sbloccare le oltre 4mila concessioni che sono bloccate nei cassetti.

E poi sul gas, è impossibile farne a meno totalmente, perché quel cuscinetto che fa sì che quando non c’è il sole possiamo accendere l’interruttore, ce lo dà solo il gas.

É fondamentale fare presto, perché la posta in gioco è altissima e ne va della capacità competitiva dell’intero sistema industriale italiano.

14/05/2026

Il nucleare contribuirà a rendere il nostro Paese davvero indipendente sul fronte energetico.

Ne ho parlato oggi al Sustainable Economy Forum 2026 di San Patrignano, dove competitività, mix energetico e neutralità tecnologica erano al centro del dibattito.

E mi auguro che tutte le forze politiche, con senso di responsabilità, sostengano la proposta sulla sperimentazione nucleare che il Governo porterà presto in Parlamento.

Perché il tema dell’energia non è più rimandabile.

L’Italia oggi paga le scelte del passato che l’hanno resa meno competitiva, più fragile e fuori scala rispetto agli altri grandi Paesi europei e internazionali. Per questo è necessario intervenire su più fronti, puntando sul mix energetico.

In questo senso, le rinnovabili sono fondamentali e stiamo lavorando Regione per Regione affinché le concessioni vengano messe a terra il prima possibile.

Ma dobbiamo anche essere onesti: nel percorso di transizione non potremo fare a meno del gas, che continuerà a svolgere un ruolo di “cuscinetto” essenziale per mantenere attive le rinnovabili. Dobbiamo cambiare la narrazione e dire le cose come stanno.

Allo stesso tempo, per noi la neutralità tecnologica resta un principio non negoziabile.

Le imprese italiane hanno già fatto i compiti a casa: hanno ridotto le emissioni, hanno anticipato le norme europee, hanno saputo fare della sostenibilità un modello economico.

L’Europa dovrebbe premiare questi risultati, non penalizzarli con nuove misure che incrementano i costi e riducono la competitività.

Noi vogliamo un mercato unico europeo dell’energia. Vogliamo scelte pragmatiche, non ideologiche.

Perché difendere l’industria europea significa tutelare la competitività, il benessere sociale, il lavoro e il futuro.

Il settore aerospaziale italiano si conferma solido e in forte espansione. Secondo la prima mappatura congiunta della fi...
12/05/2026

Il settore aerospaziale italiano si conferma solido e in forte espansione. Secondo la prima mappatura congiunta della filiera nazionale realizzata da CTNA e Confindustria, nel 2024 il comparto ha raggiunto un fatturato complessivo di €21,4 miliardi, con circa 54.300 addetti.

Un dato che colpisce, soprattutto considerando che l’80% della base industriale è costituita da PMI e che il 5% del fatturato viene reinvestito in ricerca e sviluppo.
La crescita rispetto al 2021 è evidente e riguarda entrambe le principali componenti del settore.
Il comparto spaziale ha registrato una rapida espansione: il fatturato è passato da €1,9 nel 2021 a €3,1 miliardi nel 2024 (+63%), accompagnato da un aumento degli addetti del 51%.

Parallelamente, anche l’aeronautica accelera con una crescita a doppia cifra, con un incremento del fatturato del 30% nello stesso periodo (da €14,1 a €18,3 miliardi) e un aumento dell’occupazione del 17%.
Questi numeri confermano un elemento distintivo del sistema italiano: la presenza di una filiera completa, tra le poche in Europa, capace di coprire tutti i livelli della catena del valore, dai grandi integratori fino ai fornitori di componenti e servizi.
A rafforzare questo quadro contribuisce anche la distribuzione territoriale del settore.

Una presenza diffusa che rende l’aerospazio non solo un comparto industriale strategico, ma una vera e propria infrastruttura produttiva nazionale.

L’energia è una sfida economica, industriale e strategica che riguarda la competitività del Paese, la sicurezza degli ap...
08/05/2026

L’energia è una sfida economica, industriale e strategica che riguarda la competitività del Paese, la sicurezza degli approvvigionamenti, il lavoro e la capacità dell’Italia di continuare a produrre e crescere.

Ieri avevo detto che, come Confindustria, saremmo andati Regione per Regione per capire perché tante concessioni sulle rinnovabili sono bloccate e lavorare per sbloccarle. Siamo partiti dalla Sardegna dove oggi, all’evento organizzato a Cagliari da Confindustria Sardegna Meridionale, mi sono confrontato con la Presidente della Regione Alessandra Todde sul tema delle aree idonee, delle infrastrutture energetiche e della necessità di accelerare le decisioni strategiche per il territorio e per il Paese.

Perché il punto di partenza è chiaro: oggi l’Italia ha un gap energetico enorme rispetto agli altri Paesi europei. Chi produce qui rischia di essere fuori mercato e quindi chi deve investire sceglie altri Paesi.

La soluzione strutturale sarebbe un vero mercato unico europeo dell’energia. Ma oggi questo mercato non esiste: la Spagna potrebbe venderci energia a basso costo, eppure non possiamo comprarla davvero perché ci sono i Pirenei e la Francia ha interesse a controllare il flusso. Per questo in Europa le cose devono cambiare.

Nel frattempo però, dobbiamo rendere l’Italia più competitiva. E le strade sono tre:

La prima sono le rinnovabili: in Italia ci sono oltre 4.000 autorizzazioni ferme, che potrebbero generare circa 147 gigawatt. È un potenziale enorme, già pronto per essere messo a terra.

Ma le rinnovabili, da sole, non bastano perché sono intermittenti. Serve un “cuscinetto”, e quel cuscinetto oggi è il gas, il termoelettrico. Non è un caso che anche la Germania stia continuando a investire in nuove centrali a gas per garantire sicurezza e continuità.

E poi c’è il nucleare. Oggi esistono nuove tecnologie, dai microreattori ai sistemi già utilizzati da decenni nei sottomarini e nei rompighiaccio. Mi auguro che la politica italiana abbia il coraggio di affrontare il tema con responsabilità perché noi imprenditori siamo pronti a fare la nostra parte.

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07/05/2026

Non possiamo chiedere più energia pulita e bloccare chi prova a produrla.

Oggi in Italia abbiamo autorizzazioni ferme per oltre 4 mila impianti: circa 90 GW di fotovoltaico e 57 GW di eolico, per un totale di 147 GW di capacità energetica attualmente bloccata. Eppure una parte significativa di questi progetti ha già completato iter ambientali complessi: solo nel fotovoltaico, impianti per oltre 23 GW hanno già ottenuto la Valutazione di Impatto Ambientale e attendono l’autorizzazione finale.

Ne ho discusso al “Live In” di Sky TG24, parlando della grande sfida che l’Italia ha davanti sul fronte delle energie rinnovabili: trasformare gli obiettivi della transizione energetica in infrastrutture reali, superando ritardi, ostacoli burocratici e opposizioni territoriali che continuano a rallentare gli investimenti nel Paese.

Tutti concordano sulla necessità di aumentare la produzione di energia da fonti rinnovabili, ma nei fatti, quando si tratta di realizzare concretamente impianti fotovoltaici ed eolici sui territori, tra opposizioni locali, ricorsi e veti, tutto si blocca. È una contraddizione che il Paese non può più permettersi.

Il tema non riguarda soltanto la sostenibilità ambientale, ma anche la competitività industriale e la sicurezza energetica del Paese. Se l’Italia riuscisse a raggiungere gli obiettivi fissati al 2030, le fonti rinnovabili potrebbero arrivare a coprire fino al 63,4% della domanda elettrica nazionale, riducendo la dipendenza energetica dall’estero e aumentando la stabilità del sistema. In questa fase di transizione sarà necessario anche potenziare la capacità termoelettrica per garantire stabilità al sistema energetico nazionale.

La transizione energetica non può essere sostenuta solo a parole. Senza una reale assunzione di responsabilità sui territori e senza tempi autorizzativi certi, il rischio è che l’Italia continui a perdere investimenti, infrastrutture e opportunità industriali decisive per il proprio futuro.

Indirizzo

Viale Dell'Astronomia 30
Rome
00144

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