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Diario di Giorgio – un anno a Phnom Penh Cambogia.15 agosto 2025Sono atterrato ieri. Sessantacinque anni, ex taxista di ...
19/08/2026

Diario di Giorgio – un anno a Phnom Penh Cambogia.

15 agosto 2025
Sono atterrato ieri. Sessantacinque anni, ex taxista di Milano, pensione che in Italia bastava a malapena a ti**re avanti. Un anno fa avevo provato Kuala Lumpur. Troppa religione ovunque, troppe regole non scritte, un’aria che mi stringeva. Qui in Cambogia, a Phnom Penh, si respira diverso. Mentalità piÃđ aperta, nessuno ti guarda storto se bevi una birra al bar o se parli con una ragazza. Costi bassissimi. Il fiume, i grattacieli nuovi di hotel e condomini che spuntano come funghi, i chioschi dove mangi per due dollari. Mi sembra di essere rinato.

Primo appartamento. Un monolocale in un condominio nuovo vicino al fiume, 350 dollari al mese tutto compreso. Aria condizionata, ascensore, vista parziale sull’acqua. In Italia con la pensione non me lo sarei mai potuto permettere. Esco e compro un panino con carne e verdure al chiosco sotto casa: un dollaro e mezzo. La sera giro per Street 51 e dintorni. Luci, musica, gente che ride. Non ÃĻ Milano, non ÃĻ la Brianza. È un altro mondo. Mi sento leggero.

Il caldo ÃĻ una cosa seria. Umidità che ti entra nelle ossa. Sudore continuo. La sera perÃē il fiume raffresca un po’. Vado a camminare lungo il lungofiume, guardo i grattacieli illuminati e penso: ÂŦGiorgio, a 65 anni stai vivendo meglio di quando ne avevi 40Âŧ. Qui nessuno ti chiede perchÃĐ sei solo o perchÃĐ hai lasciato tutto. C’ÃĻ un’energia di città in espansione. Costruiscono dappertutto. Nuovi hotel, nuovi condomini, nuovi ristoranti. Sembra che la città non stia mai ferma.

Ho conosciuto altri pensionati italiani e qualche francese. Tutti dicono la stessa cosa: costi bassi, vita facile, mentalità rilassata. Si mangia fuori quasi ogni sera. Un piatto di noodles, una birra locale, e spendi meno di cinque euro. La notte i locali sono pieni. Musica, balli, chiacchiere. A Milano a quest’ora starei già a letto a guardare la televisione. Qui mi sembra di avere ancora vent’anniâ€Ķ o quasi.

Prima difficoltà seria. Il visto. Bisogna rinnovarlo, fare code, pagare, a volte tornare piÃđ volte. Non ÃĻ complicatissimo, ma ÃĻ una seccatura. E poi la lingua. Il khmer ÃĻ difficile. Con l’inglese te la cavi nei posti turistici, ma fuori da lÃŽ ti tocca gesticolare. Qualche volta mi sento isolato. La sera, quando torno a casa e non c’ÃĻ nessuno con cui parlare davvero, mi prende una certa malinconia.

Natale e Capodanno passati qui. Niente famiglia, niente tavola imbandita all’italiana. Ho mangiato al ristorante con due amici conoscenti. Era bello, ma non era casa. Il fiume di notte ÃĻ spettacolare, pieno di luci. I grattacieli continuano a crescere. La città ÃĻ in piena espansione, sÃŽ. Ma anche il traffico. Motociclette ovunque, clacson continui, aria non sempre pulita. E la sanitàâ€Ķ meglio non ammalarsi di cose gravi. Gli ospedali privati costano e non sono come in Europa.

Stagione secca. Polvere, caldo ancora piÃđ forte. Ho avuto un piccolo problema di stomaco dopo un chiosco troppo “locale”. Niente di grave, ma ti fa pensare. Qui tutto ÃĻ economico, ma non tutto ÃĻ sicuro al cento per cento. L’acqua, il cibo di strada, le medicine. Bisogna stare attenti. E poi c’ÃĻ la solitudine. Gli amici che fai sono spesso di passaggio. Chi arriva, chi se ne va. Io resto. A volte mi chiedo se ho fatto bene a lasciare tutto. In Italia vivevo in affitto, ero solo. Senza famiglia o parenti stretti. Quindi mi sono adattato velocemente.

Monsoni in arrivo. Piogge torrenziali, strade allagate in certi punti. Il fiume gonfio. La città diventa un’altra cosa. PiÃđ lenta, piÃđ umida, piÃđ faticosa. Continuo a vivere bene, spendo poco, esco, bevo una birra, guardo la skyline che cambia mese dopo mese. Ma non sono tutte rose e fiori. La pensione arriva, i costi restano bassi, la libertà c’ÃĻâ€Ķ eppure qualche sera mi sento solo come non mi sentivo da anni. A 65 anni rinasci, sÃŽ. Ma rinasci anche con le rughe e con i pensieri che non spariscono solo perchÃĐ il cibo costa poco e la nightlife ÃĻ a portata di mano.

Un anno fa atterravo qui. Ho lasciato Kuala Lumpur perchÃĐ non mi ci trovavo. Qui sÃŽ, almeno in parte. Phnom Penh mi ha dato spazio, costi bassi, una mentalità piÃđ aperta, il fiume, i grattacieli nuovi, i chioschi, le serate fuori. Mi ha fatto sentire vivo di nuovo.
Ma ha portato anche il caldo opprimente, le code per i visti, la barriera della lingua, la sanità che fa paura, il traffico, la solitudine di chi ha lasciato tutto dietro.
Non tornerei indietro. Non ancora. Ma non mento a me stesso: non ÃĻ il paradiso. È solo un’altra vita. La mia, a 66 anni. E ogni sera, quando guardo le luci sul fiume, mi dico che almeno ci ho provato.

Grazie della pubblicazione. Scusate se ÃĻ un pÃē corto ma non sono un gran scrittore.

Il visto per pensionati in Thailandia (Non-Immigrant O / O-A / O-X) ÃĻ destinato a chi ha almeno 50 anni e vuole soggiorn...
18/08/2026

Il visto per pensionati in Thailandia (Non-Immigrant O / O-A / O-X) ÃĻ destinato a chi ha almeno 50 anni e vuole soggiornare a lungo senza lavorare, ma con una pensione.
Ecco i requisiti e le modalità di richiesta aggiornate al 2026 (le regole possono variare leggermente tra ambasciate e uffici immigrazione: verifica sempre sul sito ufficiale dell’Ambasciata di Thailandia a Roma o su thaievisa.go.th).

Età minima: 50 anni compiuti alla data della domanda (nessun limite massimo).
Casellario giudiziario: pulito.
Malattie proibite: assenza di lebbra, tubercolosi, tossicodipendenza, elefantiasi, sifilide di terzo stadio (certificato medico).

Requisiti finanziari dettagliati (O e O-A)
Opzione deposito: 800.000 THB (circa 21-22.000 ₮) in un conto bancario thailandese.
I fondi devono restare sul conto almeno 2 mesi prima della domanda e 3 mesi dopo l’approvazione (poi si puÃē scendere, ma mai sotto certi livelli per i rinnovi).

Opzione reddito: almeno 65.000 THB al mese di reddito passivo (pensione, affitti, ecc.). Spesso serve una lettera di verifica dell’ambasciata del proprio Paese o estratti conto.
Combinazione: deposito + reddito annualizzato che totalizzi 800.000 THB.

Come richiederlo (due percorsi principali)

1. Percorso piÃđ comune (Non-O + estensione annuale)

Richiedi un Non-Immigrant O (90 giorni) online su thaievisa.go.th
Arriva in Thailandia, apri un conto bancario thailandese e deposita gli 800.000 THB (se usi questa opzione).
Dopo il periodo di “stagionatura” dei fondi, richiedi l’estensione di soggiorno di 1 anno (formulario TM.7) presso l’ufficio Immigrazione della provincia in cui risiedi.
Costo estensione: 1.900 THB.
Rinnovo annuale obbligatorio (inizia almeno 30-45 giorni prima della scadenza).

2. Percorso O-A (1 anno diretto dall’estero)

Domanda esclusivamente online su thaievisa.go.th.
Documenti tipici:
Passaporto valido almeno 18 mesi + pagine libere.
Foto recente.
Prova di residenza in Italia.
Prova finanziaria (estratti conto o lettera di reddito).
Casellario giudiziale (valido max 3 mesi).
Certificato medico (valido max 3 mesi).
Polizza assicurativa sanitaria conforme (con Foreign Insurance Certificate se compagnia estera).

Tempo di elaborazione: di solito 10-21 giorni lavorativi (richiedi almeno 15-20 giorni prima della partenza).
Costo orientativo: circa 200 USD / equivalente in euro.

O-X: requisiti finanziari piÃđ alti e documenti simili all’O-A, ma durata molto piÃđ lunga. L’Italia ÃĻ tra i Paesi eleggibili.
Documenti tipici richiesti

Passaporto
Foto tessera
Prova finanziaria
Casellario giudiziale
Certificato medico
Assicurazione (per O-A e O-X)
Prenotazione volo / prova di alloggio (a volte)
Formulario di domanda online

Obblighi dopo l’arrivo
Report dei 90 giorni: comunicazione periodica dell’indirizzo all’Immigrazione.
Permesso di reingresso: obbligatorio se esci dalla Thailandia (altrimenti l’estensione decade).
Aggiornamento indirizzo se cambi provincia.

Agenzie
Molti usano servizi di consulenza specializzati (agenzie legali in Thailandia) per evitare errori, soprattutto per i rinnovi e l’apertura del conto bancario. Ho visto personalmente casi di pensionati che pur non avendo una lira, riuscivano a ottenere il visto. Come? L'agenzia gli impresta gli 800.000 bath della cauzione. Questa pratica ÃĻ vietata e se vi beccano, rischiate un ban permanente. Se non avete nemmeno 800.000 thb su un conto, STATE A CASA.

Alternative piÃđ costose ma piÃđ lunghe: LTR Visa (Wealthy Pensioner – reddito elevato o investimenti) o Thailand Privilege (ex Elite).

Le informazioni sono basate su fonti ufficiali e guide aggiornate al 2026. Le regole possono cambiare: controlla sempre i siti governativi prima di procedere.

la polizia ha arrestato 13 stranieri durante un'operazione contro una rete di prestanome , dopo aver scoperto che possed...
18/08/2026

la polizia ha arrestato 13 stranieri durante un'operazione contro una rete di prestanome , dopo aver scoperto che possedevano illegalmente ville con piscina e altre proprietà a Hua Hin, Prachuap Khiri Khan, tramite un sistema di prestanome, OVVERO INTESTATE A UNA COMPANY (PARTITA IVA). Ricordiamo che ÃĻ illegale questa pratica, sebbene diffusa fra le coppie di stranieri essendo l'unico "modo" per possedere case.

Oltre 200 agenti di polizia e funzionari governativi hanno lanciato un'operazione denominata "Repressione delle reti di prestanome straniere - Fase 6", prendendo di mira case e ville con piscina nel sottodistretto di Thap Thai, distretto di Hua Hin, provincia di Prachuap Khiri Khan. Si stima che ogni proprietà abbia un valore compreso tra i 10 e i 20 milioni di baht.

Gli inquirenti hanno identificato sei società collegate agli immobili e hanno scoperto che queste erano registrate utilizzando cittadini thailandesi come prestanome.

A seguito delle indagini, la polizia ha ottenuto mandati di arresto per 45 cittadini stranieri e citazioni in giudizio per 39 cittadini thailandesi.

Nel corso dell'operazione, gli agenti hanno arrestato 13 sospetti stranieri, tra cui tre cittadini britannici, un cittadino italiano, quattro cittadini cinesi, un cittadino francese, un cittadino olandese, un cittadino austriaco, un cittadino filippino e un cittadino statunitense.

Secondo quanto riferito dalla polizia, alcuni stranieri hanno dichiarato di voler acquistare immobili in Thailandia e che studi legali e società di contabilità avevano consigliato loro di costituire società per detenere tali proprietà. Essi ritenevano che tali accordi fossero legali.

Alcuni dei cittadini thailandesi utilizzati come prestanome hanno ammesso di detenere azioni per conto di cittadini stranieri senza aver versato alcun contributo finanziario alle società.

Il materiale sequestrato verrà esaminato per rintracciare le transazioni finanziarie e identificare altre persone che potrebbero essere collegate alla presunta rete di prestanome.

L'indagine sulla rete di prestanome di Hua Hin fa parte di una piÃđ ampia campagna nazionale volta a contrastare presunti accordi sottobanco che coinvolgono investitori stranieri nelle principali destinazioni turistiche.

La polizia ha dichiarato che le precedenti cinque fasi della campagna hanno interessato sei province, tra cui Surat Thani, Phang Nga, Phuket, Krabi e Chon Buri. Gli investigatori hanno esaminato 233 appezzamenti di terreno ed edifici, per un valore stimato di circa 2,5 miliardi di baht.

Nel corso di queste operazioni precedenti, i tribunali hanno approvato 133 mandati di arresto, e 20 casi si sono conclusi con una condanna, secondo quanto riferito dalla polizia.

La polizia ha dichiarato che continuerà a prendere di mira gli investitori stranieri e le reti di prestanome sospettati di gestire attività illegali nelle zone turistiche di tutta la Thailandia.

Gli agenti avrebbero verificato se qualche funzionario governativo fosse stato coinvolto in episodi di corruzione o avesse fornito assistenza a persone presumibilmente collegate a reati.

Uno YouTuber occidentale mette in guardia gli stranieri dal rischio di finire in bancarotta in Thailandia dopo aver sott...
17/08/2026

Uno YouTuber occidentale mette in guardia gli stranieri dal rischio di finire in bancarotta in Thailandia dopo aver sottovalutato il costo della vita.
Ha affermato che molti vengono tratti in inganno dai contenuti sui social media, i quali sostengono che un risparmio di soli 15.000-20.000 dollari USA, pari a circa 500.000-700.000 baht, sia sufficiente per vivere come un re in Thailandia. Questo modo di pensare ÃĻ un grave errore.

Sostiene che il basso costo della vita e il tasso di cambio favorevole creano un'illusione che incoraggia i nuovi arrivati ​​a spendere troppo. Viaggi, feste e appuntamenti sembrano economici all'inizio, diceva. Tuttavia, se ripetuti con regolarità, questi costi si accumulano rapidamente e molte persone svuotano i propri conti senza rendersene conto.

Il video ha individuato nell'insegnamento dell'inglese , una strada popolare tra gli stranieri, una vera e propria trappola. L'autore ha affermato che questo lavoro puÃē essere adatto a chi ha tra i 18 e i 20 anni e cerca esperienze di vita, ma non rappresenta una strada sostenibile per costruirsi un futuro a lungo termine. Ha raccontato di aver incontrato insegnanti di lingua a Chiang Mai che guadagnavano in media solo dai 33.000 ai 35.000 baht al mese, circa 850-1.000 dollari statunitensi.

"È sufficiente per aff***are una piccola stanza e ti**re avanti giorno per giorno", ha detto. "Ma ÃĻ difficile eguagliare la qualità della vita che si potrebbe avere nel proprio paese". Inoltre, ha aggiunto che gli insegnanti senza una laurea specifica, in possesso solo di un certificato TEFL generico, faticano a ottenere incarichi in scuole internazionali con stipendi piÃđ alti.

La parte piÃđ toccante del video descriveva gli stranieri che adottavano misure sempre piÃđ disperate per evitare di tornare a casa, tra cui quella che l'autore ha definito "accattonaggio online", o e-accattonaggio. Ha citato l'esempio di un uomo occidentale sulla quarantina che, dopo aver esaurito i fondi, aveva pubblicato un post online chiedendo soldi e alloggio gratuito ai thailandesi. L'autore ha definito questo comportamento profondamente triste per una persona proveniente da un paese sviluppato con maggiori opportunità economiche altrove.

Non mollate il lavoro e non trasferitevi senza un piano. Acquisite prima competenze e qualifiche. Idealmente, assicuratevi un lavoro stabile da remoto o online dal vostro paese d'origine prima di trasferirvi. Stabilite un budget, create un fondo di emergenza e sappiate esattamente dove vanno i vostri soldi. Cosa importante, fissate un limite di spesa in anticipo, invece di aspettare che il conto sia vuoto.

Non affidatevi a familiari, amici o gente del posto come piano di riserva. Inoltre, fate prima un breve viaggio nel sudest per verificare se lo stile di vita fa davvero al caso vostro, prima di impegnarvi in ​​un trasferimento a lungo termine.

Sebbene il video rifletta l'opinione personale di un singolo autore, la realtà finanziaria a cui fa riferimento si rispecchia nelle stesse norme sui visti thailandesi. La via piÃđ comune per i soggiorni di lunga durata per gli stranieri piÃđ anziani, il visto per pensionati , richiede ai richiedenti di età pari o superiore a 50 anni di dimostrare di avere 800.000 baht depositati in una banca thailandese, oppure un reddito mensile di almeno 65.000 baht. In alternativa, ÃĻ ammessa anche una combinazione di entrambi i requisiti per un totale di 800.000 baht all'anno.

Per i lavoratori da remoto piÃđ giovani, il visto "Destination Thailand" stabilisce soglie di risparmio e reddito specifiche. In altre parole, la Thailandia si aspetta già che i residenti stranieri di lunga data dimostrino un livello di stabilità finanziaria ben superiore alle somme che, secondo il video, alcuni nuovi arrivati ​​possiedono.

Sono Lucia, sessantadue anni, romana di Trastevere fino al midollo. Fino a due anni fa ero la moglie di Mario. Oggi sono...
16/08/2026

Sono Lucia, sessantadue anni, romana di Trastevere fino al midollo. Fino a due anni fa ero la moglie di Mario. Oggi sono soloâ€Ķ Lucia. E ogni volta che arriva novembre e l’aria di Roma diventa umida e grigia, il cuore mi fa ancora lo stesso movimento: come se dovesse partire. Ma non parte piÃđ.

Tutto cominciÃē nel 2015. Avevamo cinquantuno anni tutti e due. Mario aveva appena chiuso la ditta di infissi, io lasciavo la scuola elementare dove insegnavo da una vita. I soldi c’erano, i figli erano già grandi e sparsi per l’Italia, e l’inverno romano ci pesava addosso come una cappa di piombo. Un amico ci parlÃē di Phuket. ÂŦTre mesi di sole, mangi come un re e spendi meno che a OstiaÂŧ. Ci guardammo e dicemmo: proviamo.

Il primo anno fu un’ubriacatura. Arrivammo a fine novembre, l’aria calda ci colpÃŽ in faccia come una carezza. Prendemmo un appartamento a Rawai, non troppo turistico, con la terrazza che guardava il mare. Ogni mattina Mario scendeva a fare snorkeling mentre io mi sedevo al tavolino del caffÃĻ thai con il mio taccuino e scrivevo cose che non avrei mai fatto leggere a nessuno. Pranzavamo di pad thai e mango sticky rice, la sera andavamo a vedere il tramonto a Promthep Cape e restavamo in silenzio tenendoci la mano. Mi sembrava di avere ritrovato qualcosa che a Roma si era perso tra bollette e traffico.

Gli anni dopo furono una ripetizione sempre piÃđ dolce. Ogni novembre facevamo le valigie come due ragazzini. Conoscevamo i venditori di frutta di Chalong, il massaggiatore di Kata, la vecchia che vendeva ananas al mercato di Phuket Town. Avevamo i nostri posti: la spiaggia deserta dietro Windmill Viewpoint la mattina presto, il ristorante di pesce a Rawai dove il padrone ci chiamava ÂŦsignor Mario e signora LuciaÂŧ con un accento che ci faceva ridere. A Natale mangiavamo aragoste e cocomero invece di cappelletti. A Capodanno guardavamo i fuochi da una barca. Eravamo felici. O almeno, io lo ero.

Poi arrivÃē la pensione vera. 2022. Mario si lasciÃē crescere la barba bianca e affittÃē una moto Honda. Io mi iscrissi a un corso di cucina thai. Quell’inverno fu forse il piÃđ bello. Fino a febbraio.

Fu a Patong. Un mercoledÃŽ sera. Eravamo andati a cena in un ristorante. Lei stava al tavolo vicino. Ventisette anni, capelli biondi lunghi, accento di San Pietroburgo. Rideva troppo forte. Mario la guardÃē una volta di troppo. Poi un’altra. Poi andÃē a chiedere il conto e non tornÃē subito. Quando rientrÃē aveva gli occhi lucidi e un sorriso che non gli avevo mai visto.
Due settimane dopo dormiva già da lei.

Io restai all’appartamento di Rawai. Di giorno camminavo sulla spiaggia e piangevo. Di notte sentivo i gecko e pensavo a come fosse possibile che dopo otto inverni perfetti tutto potesse finire per una ragazza che aveva meno dell’età di nostra figlia. Lui diceva che si era ÂŦrisvegliatoÂŧ. Io dicevo che si era fatto il c**o dalla noia e dalla paura di invecchiare. Entrambe le cose erano vere, probabilmente.

Ora Mario fa la spola. Passa qualche mese in Russia con lei (hanno un piccolo appartamento a Sochi, mi dicono), qualche settimana a Phuket quando lei vuole il caldo, e ogni tanto atterra a Fiumicino per vedere i nipoti e firmare le carte dell’avvocato e gli alimenti. Quando viene a Roma non mi cerca. Io non lo cerco. A volte lo vedo passare in moto per Viale Trastevere e abbasso lo sguardo. Ha ancora la barba bianca, ma la tiene curata. Sembra piÃđ giovane di me. Forse lo ÃĻ diventato. I soldi non gli sono mai mancati.

Io non sono piÃđ tornata a Phuket. Non ci riesco. Ogni volta che penso all’odore della pioggia tropicale o al sapore del mango appena tagliato mi viene una f***a allo stomaco. Eppureâ€Ķ a volte, quando a Roma piove e le strade diventano specchi, chiudo gli occhi e ci sono ancora. Sento il motore dei long-tail boat a Rawai, il profumo di lemongrass e zenzero del mercato, la mano di Mario sulla mia schiena mentre guardavamo il sole scomparire dietro i cocchi. Ricordo le mattine in cui mi svegliavo e lui era già in acqua, e io pensavo: ÂŦSiamo fortunati. Siamo i piÃđ fortunati del mondoÂŧ.

Ora so che non lo eravamo. Eravamo solo due persone che avevano trovato un posto dove fingere che il tempo non passasse. Poi il tempo ÃĻ passato lo stesso, e si ÃĻ portato via tutto.

Io resto qui, a Roma. Inverno dopo inverno. A volte compro un mango al mercato di Piazza San Cosimato e lo mangio da sola sul balcone. Sa di niente. Non ÃĻ come quello Thai, ma ci provo lo stesso.

Arrivare in Thailandia con oggetti proibiti o senza i documenti giusti puÃē costare caro: confisca, multe elevate e, nei ...
15/08/2026

Arrivare in Thailandia con oggetti proibiti o senza i documenti giusti puÃē costare caro: confisca, multe elevate e, nei casi piÃđ gravi, procedimenti penali.

Merci proibite (vietate in modo assoluto)
Queste non possono essere importate nÃĐ esportate. Non esistono permessi.

Stupefacenti e sostanze narcotiche (eroina, cocaina, metamfetamina, oppio, precursore chimici, ecc.). Le pene sono tra le piÃđ severe al mondo (fino all’ergastolo o pena di morte per traffico).
Si*****te elettroniche, vaporizzatori, e-liquid e dispositivi correlati (inclusi IQOS e prodotti a tabacco riscaldato). Vietati dal 2014: confisca + multa fino a 500.000 baht e/o reclusione fino a 10 anni.
Materiale pornografico (libri, foto, video, oggetti).
Merci contraffatte o che violano i diritti di proprietà intellettuale (abbigliamento firmato falso, orologi, software, CD/DVD piratati, ecc.).
Banconote o monete false.
Animali protetti o specie inserite nella lista CITES (e relativi prodotti: avorio, gusci di tartaruga, pelli, coralli, ecc.) senza autorizzazione.
Prodotti con bandiera thailandese o simboli nazionali usati in modo improprio.
In alcuni casi anche carne di maiale/bovino proveniente da Paesi con epidemie (afta, BSE, peste suina africana) e certe piante/frutta fresche senza certificato.

Nota sulla cannabis: dopo un periodo di liberalizzazione, le regole sono tornate molto restrittive. Portare cannabis, prodotti a base di canapa o CBD senza specifica autorizzazione della FDA thailandese ÃĻ considerato reato grave.

Alcolici: massimo 1 litro a persona.
Si*****te/tabacco: massimo 200 si*****te oppure 250 grammi di tabacco.
Effetti personali: valore ragionevole fino a circa 20.000 baht (non destinati alla rivendita).
Denaro contante: dichiara se superi l’equivalente di 20.000 USD (o 450.000 baht).

Farmaci da banco (paracetamolo, antidiarroici, ecc.): di solito ok in quantità ragionevoli.
Farmaci con prescrizione: porta la ricetta in inglese (con nome generico, dosaggio e patologia), confezione originale e non superare i 30 giorni di scorta.
Sostanze psicotrope o narcotiche: richiedono autorizzazione preventiva della FDA. Alcune (es. certi farmaci per ADHD) sono vietate.

Consigli pratici
Controlla sempre le fonti ufficiali prima di partire (Thai Customs, FDA, ambasciata thailandese nel tuo Paese), perchÃĐ le regole possono cambiare.
Non nascondere nulla: i controlli con scanner e cani sono frequenti.
Per statue di Buddha e oggetti religiosi: meglio evitarli o verificare bene i permessi sia in entrata che in uscita.
Droni, power bank di grande capacità e dispositivi elettronici particolari possono avere regole aggiuntive (aereo + dogana).

Fonti principali: sito ufficiale Thai Customs (customs.go.th), FDA Thailand, Thailand.go.th e comunicazioni aggiornate delle autorità thailandesi.

In sintesi: lascia a casa v**e, droga, e contraffazioni. Per tutto il resto, se hai dubbi, dichiara e informati in anticipo. Un viaggio tranquillo inizia già alla dogana.

Un turista australiano a Pattaya ÃĻ stato portato alla stazione di polizia dopo aver discusso una fattura da bar da 32.54...
14/08/2026

Un turista australiano a Pattaya ÃĻ stato portato alla stazione di polizia dopo aver discusso una fattura da bar da 32.540 baht a seguito di una sessione di bevute.
Secondo il bar, l'uomo di 53 anni ÃĻ arrivato intorno alle 8:00 e ha chiesto al personale di aprire presto il bar in modo da poter bere. Si riferisce che ha continuato a bere fino alle 21:00, acquistando anche bevande per alcuni membri del personale.
La situazione si ÃĻ riferita all'escalation dopo che ha invitato una dipendente a uscire con lui dopo il lavoro e lei ha rifiutato. Il turista ha poi contestato la fattura finale, affermando che la cifra era superiore a quanto si aspettava.
Entrambe le parti sono andate alla stazione di polizia di Pattaya, dove gli agenti hanno registrato la discussione e hanno dichiarato di esaminare la fattura e raccogliere informazioni da entrambe le parti prima di decidere una ulteriore azione

Mi chiamo Franco, ho settantuno anni e vivo a Nha Trang. Quando dico che vivo in Vietnam, la prima cosa che mi chiedono ...
13/08/2026

Mi chiamo Franco, ho settantuno anni e vivo a Nha Trang. Quando dico che vivo in Vietnam, la prima cosa che mi chiedono ÃĻ sempre la stessa: ÂŦMa perchÃĐ?Âŧ. La seconda ÃĻ: ÂŦE non ti manca l'Italia?Âŧ. Io ormai sorrido, perchÃĐ sono due domande che mi fanno capire immediatamente quanto sia difficile spiegare una vita a chi la guarda da fuori. PerchÃĐ io non sono venuto qui per fare il pensionato esotico, quello con il cappello di paglia, il cocktail in mano e le fotografie da mandare agli amici rimasti a casa. Sono venuto qui perchÃĐ a un certo punto mi sono accorto che in Italia non avevo piÃđ niente che mi trattenesse, mentre qui avevo ancora voglia di vivere.

Vivo in un appartamento non grande, al quarto piano di un palazzo non particolarmente bello, a poca distanza dal mare. La mattina apro la finestra e sento già il rumore della città. Motorini, clacson, voci, qualche camioncino che scarica qualcosa, donne che parlano tra loro, bambini che vanno a scuola. Nha Trang non ÃĻ un'isola deserta e questo mi piace. Io il silenzio assoluto non l'ho mai sopportato. Mi piace avere gente intorno, purchÃĐ non mi stia addosso. Mi basta attraversare la strada e in pochi minuti sono sul lungomare, davanti a quella distesa di mare che per me vale piÃđ di qualsiasi monumento, museo o piazza italiana.

La cosa che mi sorprende ancora ÃĻ che qui il mare entra nella giornata senza chiedere permesso. Non ÃĻ una gita. Non ÃĻ una vacanza. Non devo prendere la macchina, cercare parcheggio, organizzare il pranzo, controllare il meteo. È semplicemente lÃŽ. Posso uscire di casa in ciabatte, camminare fino alla spiaggia, sedermi e guardare l'acqua. Alla mia età considero questo un privilegio enorme.

Sono nato in una città del Nord Italia, in una famiglia abbastanza normale. Mio padre faceva il ferroviere e mia madre lavorava qualche ora come sarta. Non eravamo poveri, ma nemmeno benestanti. Eravamo di quella classe che a quei tempi aveva poco e riusciva comunque a farlo bastare. In casa si parlava molto di soldi, ma mai davanti agli ospiti. Questa ÃĻ una cosa che ho capito soltanto da adulto. Gli italiani della mia generazione sono cresciuti imparando a lamentarsi delle spese senza mai ammettere davvero di avere paura.

Da ragazzo ero convinto che sarei diventato qualcuno. Non sapevo bene chi, ma sicuramente qualcuno. Avevo vent'anni e pensavo che il mondo fosse una porta che bastava aprire. Poi ho scoperto una cosa che nessuno ti spiega quando sei giovane: la maggior parte delle porte non si aprono da sole e spesso, quando finalmente trovi la chiave, hai già cinquant'anni.

Ho lavorato per quasi quarant'anni. Sono stato impiegato amministrativo in una grande azienda, prima in una sede di Brescia e poi a Milano. Per anni ho fatto quello che fanno milioni di italiani: sveglia, caffÃĻ, macchina, ufficio, pausa pranzo, telefonate, riunioni, colleghi, scadenze, supermercato, cena e televisione. Il venerdÃŽ sera ero felice come se avessi vinto alla lotteria. Il lunedÃŽ mattina mi sembrava di essere stato condannato a una pena che non finiva mai.

Non odiavo il mio lavoro. Questo ÃĻ importante. Non ero uno di quelli che raccontano di aver avuto una vita infernale. Il mio lavoro era semplicemente... normale. E forse ÃĻ proprio questo il problema. Le vite normali possono durare quarant'anni senza che nessuno si accorga che nel frattempo sono passate.

Avevo colleghi con cui sono rimasto amico per decenni. Con alcuni andavo a mangiare il venerdÎ. Con altri bevevo qualcosa dopo il lavoro. Avevo un collega che ogni mattina alle nove e dieci aveva già previsto la crisi economica del Paese, la fine dell'euro, il crollo della Borsa e la caduta del governo. Poi alle nove e venti tornava a lavorare come se niente fosse. Io ridevo, ma dentro di me pensavo che forse aveva capito una cosa fondamentale degli italiani: abbiamo sempre bisogno di qualcuno o qualcosa da incolpare.

La politica mi ha accompagnato per tutta la vita. Non sono mai stato un militante. Non ho mai avuto una tessera di partito. Ma ho discusso di politica praticamente ovunque. Al bar, in famiglia, al lavoro, in macchina, durante le cene. Da giovane pensavo che la politica potesse cambiare le cose. Da adulto ho cominciato a pensare che potesse almeno complicarle. Da pensionato ho finalmente raggiunto la saggezza: non guardo piÃđ i talk show.
O almeno cerco. Ogni tanto ci casco. E dopo venti minuti mi domando perchÃĐ mi sto facendo del male da solo.

La cosa che mi ha stancato dell'Italia non ÃĻ soltanto la politica. È il rumore intorno alla politica. L'eterna discussione. L'eterna emergenza. L'eterna indignazione. Tutti arrabbiati con tutti. Tutti esperti di tutto. Tutti convinti che prima fosse meglio. Ogni giorno qualcuno deve spiegarti perchÃĐ il Paese sta andando a rotoli e, contemporaneamente, perchÃĐ la colpa ÃĻ di qualcun altro.
A un certo punto ho smesso di avere voglia di partecipare alla discussione. Non perchÃĐ non mi interessasse piÃđ il mio Paese.
Mi faceva male vedere persone che si odiavano per cose che, alla fine, non cambiavano la loro vita di un centimetro. Mi sono reso conto che passavo piÃđ tempo a discutere di cose che non potevo controllare che a vivere quelle che potevo ancora permettermi.

Poi ÃĻ arrivata la pensione. E lÃŽ ho avuto il mio vero problema. Non sapevo cosa fare. Per quarant'anni avevo avuto un'identità precisa. Ero Franco, quello dell'ufficio amministrazione. Franco che conosceva quella procedura. Franco che sapeva dove trovare quel documento. Franco che arrivava alle otto e venti. Poi improvvisamente ero soltanto Franco.

Non avevo mai capito quanto fosse lungo un pomeriggio quando non devi andare da nessuna parte.
Avevo già viaggiato parecchio durante la mia vita. Non viaggi di lusso. Mi piaceva partire con poco. Sono stato in Grecia, in Turchia, in Egitto, in Marocco, in India, in Thailandia, in Cambogia.

Quando viaggi, sei costretto a essere presente. Devi capire dove sei, cosa stai mangiando, dove devi andare, quanto costa il taxi. Non puoi vivere con la testa nel passato perchÃĐ rischi di perdere l'autobus.
Il Vietnam arriva nella mia vita durante un viaggio che faccio qualche anno prima della pensione, nel 2019. Atterro a Ho Chi Minh City e capisco immediatamente che ÃĻ un posto che non si puÃē visitare distrattamente. Troppo rumore, troppi motorini, troppa gente, troppa vita. Mi piace.

Poi vado al mare. Arrivo a Nha Trang e succede una cosa strana.
Non penso ÂŦche belloÂŧ. Penso: ÂŦQui potrei vivereÂŧ. Non so spiegare perchÃĐ. Forse ÃĻ il mare. Forse ÃĻ il modo in cui la città vive attorno alla spiaggia. Forse ÃĻ il fatto che puoi avere una vita moderna senza essere completamente immerso nel modo di vivere occidentale. Forse ÃĻ semplicemente una sensazione.

La lascio lÃŽ. Torno in Italia. Passano alcuni anni. Poi vado in pensione. E mi torna in mente Nha Trang. Allora faccio una cosa che per tutta la vita ho rimandato: compro un biglietto di sola andata. Non lo dico quasi a nessuno. Quando arrivo, affitto un piccolo appartamento. I primi mesi vivo come un turista. Mangio fuori, cammino, vado in spiaggia, provo a imparare qualche parola vietnamita e fallisco miseramente. Scopro che la pronuncia puÃē trasformare una frase innocente in qualcosa che probabilmente significa tutt'altro. Dopo qualche figuraccia decido che il mio vietnamita puÃē limitarsi a buongiorno, grazie, quanto costa e basta.

Poi conosco Linh. Ha trent'anni. Io ne ho settantuno. Quando dico questa cosa agli italiani, vedo subito nei loro occhi comparire una storia che hanno già deciso di raccontarsi. Non hanno bisogno di conoscere Linh. Per loro basta la differenza d'età. Io invece la conosco. E questa ÃĻ la parte che conta.

Linh lavora in un piccolo negozio e viene da una famiglia del centro del Vietnam. È cresciuta con una madre che le ha insegnato a cucinare praticamente qualsiasi cosa e un padre che parla poco, ma quando parla tutti ascoltano. Ha un carattere molto piÃđ forte del mio.

Questo lo dico con assoluta sincerità. Io ho settantuno anni e una pensione italiana. Lei ha trent'anni e riesce a decidere dove mangiare, cosa comprare, quando partire e cosa fare domani senza avere bisogno di discuterne per mezz'ora.

La prima volta che litighiamo ÃĻ per una cosa ridicola. Io voglio mangiare pasta. Lei vuole mangiare riso. Io dico che ho cucinato. Lei guarda il piatto e mi dice: ÂŦToo much cheese.Âŧ Dopo dieci minuti stiamo mangiando riso insieme.

Questa ÃĻ piÃđ o meno la nostra relazione.
Io sono arrivato qui convinto di sapere parecchie cose della vita. Lei mi sta dimostrando quasi ogni giorno che molte erano semplicemente abitudini.

Linh vive con me.
Non abbiamo bisogno di definire tutto. Lei dice che sono ÂŦold ItalianÂŧ. Io le dico che lei ÃĻ ÂŦvery VietnameseÂŧ.

La cosa bella ÃĻ che non cerca di trasformarmi in qualcun altro. Io non cerco di trasformare lei in un'italiana. Abbiamo trovato una specie di territorio neutrale dove io imparo a mangiare peperoncino e lei impara che il caffÃĻ italiano non ÃĻ una bevanda da mezzo litro.

La mattina spesso lei esce prima di me. Io bevo il caffÃĻ sul balcone e guardo la città svegliarsi. Nha Trang ha una vita che comincia presto. Le persone vanno al mercato, i motorini riempiono le strade, il mare si illumina e la spiaggia comincia a riempirsi.

Mi piace stare in acqua da solo, lontano dalla spiaggia affollata. Nuoto lentamente. Non devo dimostrare niente a nessuno. Non devo essere veloce. Non devo arrivare da qualche parte.
A settantuno anni ho finalmente capito che arrivare da qualche parte non ÃĻ sempre necessario.

Naturalmente non tutto ÃĻ perfetto.
Ci sono giorni in cui mi irritano i motorini.
Ci sono giorni in cui il caldo mi sembra insopportabile.
Ci sono giorni in cui non capisco una parola di quello che mi dicono. Ci sono giorni in cui vorrei una mozzarella decente e mi sembra di essere vittima di una persecuzione internazionale.

E poi ci sono le differenze culturali.
Linh ha una famiglia numerosa.
Io ho sempre avuto bisogno dei miei spazi.
Quando vengono a trovarci, sembra che sia arrivato un piccolo esercito.
Parlano, mangiano, ridono, entrano, escono, qualcuno si siede, qualcuno prende qualcosa dal frigorifero.
Io all'inizio non capisco niente.
Poi mi abituo.
Adesso riconosco alcuni di loro dalla voce.

Non so ancora chi sia esattamente il cugino di chi, ma ormai ho accettato che non ÃĻ necessario sapere tutto.
In Italia avrei passato mezz'ora a chiedere informazioni.

Qui mangio. È piÃđ semplice. A volte Linh mi chiede se voglio tornare in Italia. Le dico di no. Non ÃĻ una risposta studiata. Mi viene spontanea. Non mi manca. Questa ÃĻ la cosa che sorprende di piÃđ anche me. Pensavo che prima o poi avrei sentito nostalgia. Non ÃĻ successo. L'Italia che ricordo ÃĻ bellissima. L'Italia dove vivevo, invece, mi aveva stancato. E forse ÃĻ proprio questo il punto. Non sono scappato da un Paese. Sono uscito da una vita che non mi apparteneva piÃđ. Ogni tanto guardo le notizie italiane sul telefono. Dopo cinque minuti le chiudo. PerchÃĐ ormai mi fanno un effetto strano. Vedo discussioni, partiti, governi, opposizioni, scandali, commentatori, persone che urlano. E penso: *Ma come facevo a farmi ve**re il sangue amaro per questa roba tutti i giorni?*
Ho smesso di discutere su tutto.
Ho smesso di voler convincere gli altri.
Ho smesso di controllare quello che non posso controllare.
E questa, per me, ÃĻ stata una rivoluzione piÃđ grande della pensione.
In Italia avevo sempre l'impressione che qualcuno stesse decidendo qualcosa che avrebbe cambiato la mia vita.
Qui ho capito che, almeno per quello che riguarda la mia vita quotidiana, posso decidere parecchie cose da solo.

A volte penso a cosa direi al Franco di quarant'anni fa se potessi incontrarlo. Gli direi di non preoccuparsi cosÃŽ tanto. Gli direi che la carriera non ÃĻ importante quanto crede. Che i soldi servono, ma dopo una certa cifra non comprano tempo. Che alcune persone che oggi sembrano indispensabili spariranno dalla sua vita. Che il corpo cambierà. Che un giorno si sveglierà e avrà settant'anni.

La sera, quando il caldo cala, esco con Linh. A volte mangiamo in un ristorante piccolo. A volte compriamo qualcosa per strada e torniamo a casa. A volte andiamo sulla spiaggia. Lei cammina davanti a me. Io cammino piano. Ogni tanto si gira e mi dice di sbrigarmi. Io le dico che ho settantuno anni. Ma mi fa ridere. Poi ci sediamo davanti al mare. Lei guarda il telefono. Io guardo l'acqua. Non parliamo molto. E penso che questa sia la mia vita adesso. Non ÃĻ perfetta.
Non ÃĻ quella che avevo immaginato quando avevo vent'anni.
Non ÃĻ nemmeno quella che avevo immaginato quando sono andato in pensione. È semplicemente quella che ho. E mi piace.

La mia pensione arriva dall'Italia, il mio passaporto ÃĻ italiano, la mia lingua ÃĻ italiana, nella testa ho ancora cinquant'anni di ricordi italiani. Ma la mia giornata ÃĻ vietnamita. E questa differenza, alla fine, ÃĻ tutto.

Non so quanti anni mi restano. Dieci. Quindici. Forse meno. Non voglio fare programmi. Ho fatto programmi per tutta la vita.
Adesso preferisco fare colazione domani mattina.
Poi vedere il mare. A settantuno anni non ho piÃđ bisogno di sapere dove sto andando. Mi basta sapere che non voglio tornare indietro.

Grazie per pubblicarla sulla pagina.

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Hua Hin

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